LA SALVEZZA DELLA VALLE PELIGNA VERRA’ DAI DETENUTI?

574

PARADOSSALE VIA DI USCITA PER LE PUZZE INQUINANTI DEL COGESA

15 SETTEMBRE 2019 – Il fetore della discarica e impianto di trasformazione dei rifiuti di Noce Mattei ha destato vivaci proteste sui “social”, invasi nelle ultime ore di appelli alla verifica delle condizioni di vivibilità della frazione Marane del Comune di Sulmona. I cittadini sulmonesi residenti nella popolosa zona pedemontana del Morrone (interessata ad insediamenti abitativi molto estesi ed anche di rilevanti costi) hanno attaccato la attuale gestione del “COGESA”, il consorzio che fu costituito per la gestione dei rifiuti del circondario di Sulmona, quindi di una ventina di Comuni; e sono scesi in strada. Le accuse sui “social” si vanno appesantendo e sono l’esatta trasposizione dello stato d’animo di chi non sa dove andare per sottrarsi alle puzze infernali provenienti dal Cogesa.

Critica la situazione dei detenuti dell’Istituto di reclusione tra la Badia e la Marane, in funzione dal maggio 1993 e mai così affollato come in questo periodo. L’aria che giunge all’interno delle celle e dei corridoi è ovviamente la stessa che ammorba gli abitanti delle Marane e che si può percepire con una semplice passeggiata, soprattutto nelle ore serali e notturne. C’è la differenza che le condizioni di insalubrità del carcere possono determinare conseguenze molto gravi per lo Stato italiano, già esposto a livello internazionale per il superaffollamento delle carceri. Paradossalmente, la tutela dei livelli di vivibilità delle Marane (ma anche di Sulmona centro, dove gli olezzi dell’impianto di Noce Mattei si sono diffusi massicciamente negli ultimi giorni) potrebbe venire da provvedimenti che, sorvolando la sindaca di Sulmona e l’amministratore unico del Cogesa, dimostratisi incapaci nei loro ruoli, potrebbero prevedere la sospensione dei trattamenti di Noce Mattei; ovvero, in alternativa, lo svuotamento del carcere, con immaginabili ripercussioni sui livelli delle altre sedi di detenzione, già superaffollate. Tra l’altro, tra poco più di un anno dovrebbe essere inaugurata un’altra ala del “penitenziario”, con la crescita del numero di ospiti fino a oltre 800 unità. La situazione, pertanto, ha raggiunto un livello di tensione che ha pochi precedenti, perché ovviamente tra i requisiti della pena che il sistema giudiziario italiano può prevedere non c’è la tortura, consistente nel dover sopportare il puzzo misto di sostanze in fase immarciscente, con la impossibilità di allontanarsi per una tregua.

Ed è una situazione di disagio che invece, sempre paradossalmente, dovrebbero sopportare i cittadini delle Marane.

In un contesto di tale gravità, non si capisce quale sia il ruolo di un Prefetto, come quello dell’Aquila, che deve essere a conoscenza da mesi di un degrado accelerato, con serie ripercussioni sull’ordine pubblico, come le manifestazioni per strada della settimana scorsa documentano abbondantemente. Si tratta, del resto, dello stesso Prefetto che due anni fa, quando il Morrone ardeva da più di una settimana (ed avrebbe continuato per altre due) partecipò ad una riunione al Comune di Prezza (cioè dalla parte opposta del Morrone nella Valle Peligna); riunione parziale perché non vi fu invitata neppure la sindaca del Comune più interessato all’incendio.

L’amministratore unico del Cogesa, avv. Vincenzo Margiotta, ha di recente tentato di tranquillizzare i residenti delle Marane, scesi in strada nottetempo, sostenendo la assai peregrina tesi di un intoppo alla “economia circolare”; cioè, parrebbe di capire, alla dislocazione di rifiuti in altri impianti, come quello di Navelli, prontamente smentito dalla considerazione che proprio l’impianto di Navelli non funziona e non funzionerà nei prossimi decenni.

Insomma, nel grave momento che sta vivendo la Valle Peligna, si prospetta anche la farsa di risposte sorprendenti, che denotano l’inadeguatezza di chi dovrebbe gestire questa pur delicata fase del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti. E una farsa non di poco conto sono state anche le risposte che ARTA e ASL hanno fornito alla valutazione della puzza, ritenuta “appena percettibile” (infatti: lo andassero a raccontare ai detenuti); anche sfortunati, perchè appena qualche giorno dopo il Tribunale di Sulmona, su una vicenda che riguardava altre puzze, ma che sembrava gemella rispetto a questa del Cogesa, ha precisato che anche gli agenti inquinanti “infinitesimali” (e non solo quelli “marginali”) debbono essere impediti. E sarebbero, quelli, istituti nati per presidiare la salute della collettività…

Please follow and like us: