13 APRILE 2020 – Non era un ermo piazzale e, quindi, poco richiamava il colle di Leopardi; però il valicabile confine di quella siepe evocava gli sconfinati spazi ove avevano combattuto gli Italiani nati a Sulmona e, a rimirarlo, si poteva meditare sui sovrumani silenzi che ormai avvolgevano la memoria di quelle vita spese nell’ultimo assalto. Quando i soldati si recavano a rendere omaggio il 4 Novembre o il 2 Giugno la città non era ridotta a un fiorire spontaneo di sterpaglie e di erbacce e bravi artigiani rimodulavano quasi perfettamente i globi di quella siepe che aumentavano la solennità del monumento ai Caduti.
Poi una insensata scelta ha fatto piazza pulita di tutto il verde che circondava il monumento, compresa la quercia ormai dal fusto robusto (si vede chiaramente nella foto del titolo), che contrapponeva quella espressione di vita alla fredda estensione della pietra e del marmo, secondo una iconografia che si trova quasi sempre accanto ai cippi e alle urne funerarie. Il monumento è rimasto così nudo, per compiacere la moda di togliere quando non si riesce a pensare e a realizzare qualcosa di almeno altrettanto valido rispetto a quello che ci hanno lasciato le generazioni precedenti. E’ una moda che porta anch’essa ad un “naufragar”, del tutto diverso da quello che era dolce per il Leopardi.








