IN GENERE A SULMONA LE DONNE IN POLITICA SONO ZOCCOLE

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SCONCERTANTE TESI SOSTENUTA DALLA DIFESA DI DI MASCI – BRANCOLA ED ESTENDE IL COMPLIMENTO ALLE POLEMICHE NELL’AMBITO LOCALE

20 LUGLIO 2021 – Racconta la consigliera comunale della Lega, Roberta Salvati (nella foto del titolo): “Lo scorso 8 luglio, presso il Giudice di Pace di Sulmona, si è celebrato il processo penale che vede imputato Bruno Di Masci e parte civile costituita Roberta Salvati. Il processo riguarda fatti avvenuti nel 2018 e, segnatamente, la diffusione incontrollata di un video tramite whatsapp  che ritrae Bruno Di Masci mentre, durante una telefonata, pronuncia la frase “Quella zoccola della Salvati” di fronte a diverse persone. Aldilà dell’evidente ed univoca offensività del lessico utilizzato dal Di Masci, desta sconcerto l’idea sostenuta dalla difesa di voler far passare la parola “zoccola” come una possibile espressione di utilizzo comune nel gergo politico locale, cercando, sul punto, il conforto di uno dei testimoni escussi proprio durante l’udienza dell’8 luglio. Sono sconcertata dal pretesto utilizzato durante il dibattimento: le parole hanno un chiaro significato e in questo caso  c’è un video che lo attesta; sono frasi altamente diffamatorie e screditanti verso di me che, oltretutto, sono una donna sposata con figli ed appartengo ad una famiglia di persone per bene. L’offesa, inoltre, è estesa ora all’intera comunità sulmonese, alla quale certamente ripugna l’idea che si possa fare “politica” ingiuriando gli avversari. Infatti, questi sono  termini usati perché non si ha il coraggio di affrontare l’altro con toni e parole consone; ancora peggio, però, è cercare di minimizzare un fatto gravissimo, addirittura cercando di far passare determinati termini come di utilizzo comune; una prospettiva tanto fantasiosa quanto aberrante. Questo mi fa orrore e mi induce molta preoccupazione, anche considerato che, ad oggi, nessuna presa di distanza dal predetto atteggiamento è pervenuta dai compagni di partito del Di Masci. Basti pensare che nel gruppo politico cui appartiene Di Masci vi è, peraltro, anche Luigi Santilli, ossia colui che, proprio nel 2018, si trovava all’altro capo del telefono mentre venivano pronunciate le suddette frasi da Di Masci. Ed allora, come si diceva, tutto ciò accade mentre ci approssimiamo ad una nuova tornata elettorale, in vista della quale Di Masci si appresta a comporre una lista per le prossime elezioni amministrative, senza mostrare alcun segno di effettiva resipiscenza per la sua inqualificabile condotta”.

Bruno Di Masci

Deve essersi impaurito davvero Bruno Di Masci se è corso a tutelarsi con il supporto dell’ex procuratore generale della Corte di Cassazione, diventato avvocato, per una diffamazione da giudice di pace. Sempre timorato (anche troppo) per il pericolo giallo che veniva ai politici dalla magistratura, si è mantenuto nell’ambito del lecito e non è incorso in arresti, o sequestri, o processi per reati contro la pubblica amministrazione. Anche per questo lo votammo alle ultime elezioni comunali.

Con questa premessa, è sembrata strana la sua reazione alla querela della dott.ssa Salvati: invece di chiedere scusa, ha dato a sua volta querela e l’ha persa fragorosamente, perchè neppure Torquemada avrebbe potuto ravvisare un reato nella condotta della consigliera offesa mentre produce il video ignobile delle grasse risate di Di Masci che pronuncia la frase da trivio. Salvati, oltre tutto, ne metteva a parte il Consiglio comunale, in seduta; dunque chiedeva una valutazione politica, che la presidenza del consiglio si è ben guardata dal concedere, dimostrando che quando non è 8 marzo le donne possono pure essere chiamate zoccole. Vista la malissima parata, Di Masci ha fatto una delle tante piroette nelle quali si esibisce durante la sgangherata terza età: ha pensato di prendersi una (giustissima) condanna per quella definizione accompagnata dalle grasse risate, che poi erano quelle che usava pure con Domenico Susi quando recepiva dal dominus del PSI dolorosissimi calci nel culo e non toccava palla in tutti gli enti d’Abruzzo (ma quelle erano risate di circostanza, per far vedere a Taglieri, Sinibaldi, Trotta, Guerra che i calci facevano meno danni del previsto).

Ora le risate di compiacimento sulla volgare diffamazione si sono spente di colpo. E il Nostro è tornato serio e compìto; segno che la strizza è tanta. Ma anche con tale angoscia, è un po’ difficile che riesca a convincere il giudice di pace che a Sulmona il dissenso verso una donna in politica passa per la definizione di “zoccola”.

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