NEANCHE A SULMONA I GRILLI DIVENTANO MARCHESI

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BATOSTA BIS PER GEROSOLIMO A DISTANZA DI QUALCHE ANNO DALLA LEGNATA A PRATOLA PELIGNAL’IRRISIONE FUORI LUOGO PER L’UOMO IN CALZAMGLIA E UN COMIZIO DI VOLGARI ALLUSIONI CON L’ABBRACCIO DELL’EX SOSTITUTO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

8 OTTOBRE 2021 – Che qualcosa scricchiolasse nello scudo di sicumera indossato da Andrea Gerosolimo si poteva capire, ben prima della clamorosa rinuncia di oggi, dalla clamorosa assenza all’unico, coinvolgente dibattito pre-elettorale: al cinema Pacifico, su iniziativa del quotidiano “Il Germe” e, quindi, di Patrizio Iavarone.

Una credibile giustificazione non è stata mai diffusa. L’invitato avrebbe dichiarato che il suo esperto di comunicazione gli aveva sconsigliato di andare. Cosicchè il moderatore si è limitato a mettere un burattino come si vede nella foto del titolo (Pinocchio di legno, e con tutte le articolazioni snodabili…) che occupava il posto che sarebbe stato di Gerosolimo. Sorprendente la giustificazione che con spocchia Gerosolimo ha dato nel suo comizio di chiusura al parco fluviale del Vella: “Ma potevo andare da uno che si mette in calzamaglia?”. Il riferimento era al direttore responsabile del “Germe”, che, avendo incentrato l’atmosfera dell’incontro sulle Crociate, aveva indossato una calzamaglia medievale. Gerosolimo non poteva sapere di quell’abbigliamento prima che apparisse nello spettacolo. Il suo è stato un modo di sbeffeggiare chi lo invitava e che non apparteneva agli house-organ dei civici. Ma, dal punto di vista politico, traspariva la paura di confrontarsi con gli altri, in particolare con Di Piero, che aveva trattato da garzone di bottega dicendo che era ben lieto che tra i candidati ci fosse chi gli aveva fatto da segretario.

Insomma, era irridente l’atteggiamento dell’ex assessore regionale nella giunta D’Alfonso, che ora piagnucola per i modi che gli hanno riservato gli avversari e che ha imperversato togliendo a Sulmona quello che aveva (la ferrovia) e dandole in abbondanza i rifiuti di Pescara e di Roma, poi anche quelli indifferenziati dell’Aquila; nonché cercando di toglierle anche l’autostrada (con la variante da Bussi a Collarmele per saltare la Valle Peligna).

Un atteggiamento da Marchese del Grillo, fuori tempo e fuori luogo, sia pure in una città che è stata sempre docile allo strapotere di una persona sola: prima Di Bartolomeo, allo stesso tempo sindaco e presidente della Camera di Commercio e Presidente della Banca Agricola e presidente del Nucleo industriale; poi di Franco La Civita, sindaco per quasi dieci anni e poi assessore regionale che, se non fosse stato per l’arresto per i fondi Pop, sarebbe stato il trampolino di lancio per il Senato, come si vociferava quando guidò in prima persona la battaglia sul capoluogo di provincia.

Di Bartolomeo e La Civita, tuttavia, non hanno mai preteso di irridere e sbeffeggiare gli avversari.

Gerosolimo ha pensato di prendere molto dal repertorio del Marchese del Grillo e ne ha data ampia dimostrazione, con gli applausi di chi l’ascoltava, quando ha gridato dalle sponde del Vella a Di Piero “Ti sei andato a mettere con Teresa Nannarone! Se te ne dovevi andare con Teresa Nannarone non ev megl’ che te stive co’ Gerosolim’?”. E tra il pubblico una ex sostituto procuratrice ad abbracciarlo, Aura Scarsella. Ed una ex senatrice, Paola Pelino. Il tratto del lord è emerso tutto, anzi è riemerso a distanza di quattro anni, cioè da quando ha tentato l’assedio a Pratola Peligna e ha rimediato legnate, da non presentarsi più neanche a fare il consigliere della Banca di Credito Cooperativo, sulla quale voleva ipotecare la presidenza e che ora quasi sicuramente sfuggirà anche a qualche pretendente che si pavoneggiava di avere il suo appoggio.

Anche a Sulmona, dunque, i grilli non diventano marchesi.

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