IMMERSIONE NELLA GIOIA E NELLA TRISTEZZA DI OVIDIO DUEMILA ANNI DOPO

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“AMORES” MA ANCHE MEDEA E TRISTIA NELLA PROPOSTA DI DI TONNO E VALLONE

15 FEBBRAIO 2022 – E’ stato un Ovidio dai mille volti, compreso quello del suo monumento in piazza a Costanza e a Sulmona, concentrato a guardare nel vuoto e a riflettere sulla sua relegazione. I versi dei “Tristia” sono stati letti all’inizio, ma solo per un omaggio alla città dove nacque. O forse per contrapporli a quelli scritti per assecondare la moda, come il Vate stesso annotò dal Ponto Eusino, non per rinnegarli, ma per sottolineare che non erano frutto del suo vero estro poetico. Erano elegie per captare la curiosità della donna d’altri e per distrarla ancora e il più a lungo possibile dal consorte o dall’accompagnatore del momento. Ma poi c’erano le Metamorfosi, che l’editto di Augusto non consentì di rileggere a pieno e che tuttavia hanno sfidato i secoli. C’erano le Heroides, con la psicologia della donna diciannove secoli prima di Freud

Insomma, gli “Amores” di Tiziana Di Tonno e Milo Vallone al “Pacifico” nel giorno di San Valentino hanno proposto un Ovidio in tutte le componenti e in tutte le età della sua lunga esperienza di poeta, con una intensità che ha consentito di ascoltare il Sulmonese come se stesse proclamando il suo amore e la sua melanconia, l’amore e la disperazione di Medea, oggi e non duemila anni fa nella grata terra dei Peligni, ricca di acque gelide e di beni della natura, ma anche delle pulsioni di una giovinezza piena di grandi progetti e grandi ambizioni, perfettamente realizzati come quello che pronosticava il destino di essere il vanto della gente peligna (“Pelignae dicar gloria gentis ego”).

E’ stata un’ora di immersione nella vitalità della poesia di Ovidio: la conferma che, al di là dei festeggiamenti mancati per il Bimillenario della morte, Ovidio vive ogni giorno.

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