VEDI CHE SUCCEDE A NON TOGLIERGLI IL VINO?

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MARSILIO A RUOTA LIBERA NELLA FASE DEL TRAMONTO DEL QUINQUENNIO STRANO

23 GIUGNO 2022 – Marco Marsilio, paracadutato in Abruzzo per assecondare gli accordi della cosiddetta Destra italiana (Fratelli d’Italia era prenotato tra il Gran Sasso e il Trigno, Pescara e Tagliacozzo, qualunque personaggio fosse stato designato, compreso un noto frenquentatore di se stesso come Marsilio), ha commentato un rinvio a giudizio per l’affaire Sanità a Pescara e ha detto di non condividere tale decisione. E fin qui nulla di eccezionale, anzi perfettamente normale, sebbene l’opinione di un politico in merito al rinvio a giudizio di un politico abbia un mero valore politico e rafforzi l’idea che quello che pensano i politici è una frase scritta sulla sabbia, pronta ad essere cancellata dall’opinione successiva del politico successore. Ben altro sono le sentenze penali, che scolpiscono tesi e responsabilità e possono aiutare a scrivere la Storia, se emesse da giudici in buona fede e che hanno studiato.

Marsilio ne fa una delle sue quando prosegue: dice che il rinvio di quella persona consentirà ad altri di rimanere nei loro posti all’interno della Sanità, sebbene a suo avviso siano i veri responsabili. Ora, a parte l’intrusione nell’ambito di un potere diverso, che è quello della Giustizia, Marsilio dimostra la confusione che lo ha caratterizzato da quando, a bordo del paracadute fornitogli da Fratelli d’Italia, deve essere male atterrato in Abruzzo. Il rinvio a giudizio di una persona non vuol dire disco verde alle imprese crimonose di altre persone. Coloro che vengono assolti o che ottengono una archiviazione non detengono un lasciapassare per abusi o concussioni o altro. E, se Marsilio avesse più a cuore il funzionamento delle istituzioni che dovrebbe rappresentare, avrebbe dovuto assicurare che la sua vigilanza su persone che ritiene probabili autori di altri reati non si fermerà, anzi sarà rafforzata. Invece, come sempre più spesso accade negli ultimi tempi, la mette a caciara e forse vuol vestire i panni del tribuno vendicatore delle decisioni giudiziali non gradite.

Sembra la cartina di tornasole di una ipotesi che valutiamo dall’insediamento del “governatore”: che, cioè, proprio perché non conosce l’Abruzzo e non vuole conoscerlo prima di tornarsene a Roma, pensa di usare il podio provvisorio per spurgare un po’ di rancore accumulato in una carriera politica poco brillante, anzi non brillante per niente. Lo si vede da come risponde al sindaco di Sulmona sulla centrale del gas; o dal linguaggio che usa in Consiglio regionale; lo si è visto come si è comportato durante il Covid. Insomma, un picconatore, che non si avvicina neppure un po’ alla statura politica di chi può permettersi di imbracciare il piccone dopo aver costruito qualcosa. Ancora un po’ e per lui il tempo sarà scaduto. Se la Destra ci proporrà un altro fenomeno del genere sapremo di fare cosa giusta nel non votarla neppure questa volta.

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