AMBROSOLI E’ SOLO IL MARCHIO DELLE CARAMELLE AL MIELE

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AL CONVEGNO DI ROCCAPIA LA CELEBRAZIONE DEL “DIVO” ANDREOTTI, CON OGNI OPPORTUNA CAUTELA

18 FEBBRAIO 2023 – Nazario Pagano, senatore della Repubblica ha detto oggi a Roccapia che questa legislatura dovrà segnare il ruolo di una nuova magistratura. “Sarà l’occasione di intervenire per evitare che si possano ripetere esperienze come Mani Pulite”. E’ contenuto in questo impegno il significato del convegno che si è tenuto nell’aula consiliare per la presentazione del libro delle lettere di Giulio Andreotti alla moglie Liviuccia. In uno dei vari interventi è stato sottolineato come Mani Pulite abbia cancellato la Democrazia Cristiana. Quindi, più che istruttiva lettura dei messaggi quotidiani di un marito affettuoso (e anche un po’ grafomane), l’incontro è stato l’abbrivio per la rifondazione dello Scudocrociato, che per ora è limitata all’enunciazione di aneddoti: l’Andreotti che alla visita per la leva militare viene riformato e al quale il colonnello medico preconizza sei mesi di vita vista la grave debolezza costituzionale, onde quando nel 1965 Andreotti diventa Ministro della Difesa fa cercare quel medico che invece è morto prima del morituro; l’abusato “Il potere logora chi non ce l’ha” e via ribadendo. Il passaparola è stato così ferreo che Ambrosoli è rimasto il marchio delle caramelle al miele.

I demo-rifondanti di oggi non hanno avuto neanche un giorno di gloria passato insieme al “Divo”: sono arrivati al massimo ad un incontro in un matrimonio di un lontano parente; uno ha ricevuto una lettera scritta di proprio pugno da Andreotti “a dimostrazione di quanto tenesse ai rapporti umani”. Ma che anche uno soltanto abbia ricevuto un ordine, come i reduci della campagna di Russia potevano dire di Napoleone, neanche a immaginarlo. Lo stesso Pagano ha riferito di avere il suo posto in Senato due poltrone a destra di quella che fu di Andreotti e che oggi è di Rubbia; considerando che il cuoio è stato cambiato di recente, ha la stessa possibilità di sentire il fruscio della toga di Giulio Cesare passando per il Foro. Davvero poco per immaginare la conquista della Gallia e la costruzione di un ponte sul Reno in dieci giorni per sorprendere i Germani.

Eppure questa esercitazione è andata avanti per un paio d’ore: tutti a raccontare il proprio “io” in relazione al… soggetto del desiderio, ma nessuno che abbia anche fugacemente accennato al libro che doveva essere presentato, tanto che nel volto del figlio Stefano si avvertiva una certa sorpresa. Come si avvertiva nello sguardo del sagace e volenteroso libraio al quale era stato detto di portare una trentina di copie (non solo di “Cara Liviuccia”) e che quando siamo usciti ne aveva ancora ventinove dopo che per curiosità abbiamo comprato un esemplare di questo epistolario. Sarà vero che, almeno stando alle riduzioni cinematografiche, in famiglia i capi democristiani erano del tutto diversi da come apparivano sui banchi del Parlamento (prima che li occupassero i rifondanti), ma leggendo le pagine che si possono leggere in un giorno non siamo ancora riusciti a trovare traccia della proverbiale brillantezza di battute e di argomenti.

La verità è che queste riunioni non servono a dire “Come eravamo”, ma ringalluzziscono al solo pensare a “Come erano”: destino di travet che si inorgogliscono nello sventolare ancora il vessillo della politica contro “l’antipolitica” (qualunque cosa significhi), senza rendersi conto che, se una maggioranza si forma con il 53,9% del 37% degli aventi diritto, vuol dire che il Lazio è amministrato da circa il 20% degli elettori e che a questo i partiti di adesso hanno ridotto la partecipazione degli Italiani alla politica. Almeno da Andreotti, Moro, Berlinguer ed Almirante dovrebbero imparare a condurre alle urne l’80% e più degli Italiani. Perciò dovrebbero studiarli, invece di pretendere di esaltare le proprie modestissime figure osando vivere di luce riflessa e replicare sempre il compitino “Andreotti per me è stato…”. Poi prendersela con Mani Pulite può essere di momentaneo conforto; non è escluso, tuttavia, che il 63% degli aventi diritto tornerebbe alle urne se un altro repulisti spurgasse i condotti del Palazzo.

Una inquadratura della sala consiliare di Rocca Pia
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