L’APPELLO PER IL PSI HA CAPO MA NON HA CODA

397

24 MAGGIO 2014 – C’è animazione, dunque, per la chiamata alle armi che il Partito Socialista ha impostato con l’”appello agli elettori” per votare la candidata di Sulmona e del centro-Abruzzo.

Ottima persona lei, ottima persona il padre, Domenico Taglieri, se non fosse per quella macchiolina di rosso che ha sempre intinto il partito anche ai tempi del “garofano”. Ma è stato sempre un rosso sbiadito, per dire: era il rosso di Tonino Trotta, era il rosso di Armando Sinibaldi, che ha saputo rimanere assessore ai lavori pubblici con Paolo Di Bartolomeo ai tempi del centro-sinistra e poi, appunto, con un “fronte” che negava la stessa essenza del centro-sinistra, cioè quell’alleanza Psi-Pci all’esatto opposto del disegno di Craxi: un assessorato di undici anni circa, che è passato dal Piano regolatore Gazzani alla variante del piano Gazzani, considerato roba da buttare.

Era il rosso di Giuseppe Guerra, era il rosso di Antonio Mancini, candidato con un partito berlusconiano dopo tanti anni di Psi quasi lombardiano. Insomma, erano e sono i socialisti descritti da Trilussa.

Romantici socialisti in cerca di soldi

Erano i socialisti che, per aver scritto su “Il Tempo” nel novembre 1975 (quando avevamo da poco abbandonato i calzoni corti) che amministravano i milioni dei circoli Asase “come se fossero bruscolini” (riprendendo paro paro quello che aveva dichiarato un proboviro del partito, il consigliere di Cassazione Vittorio Martuscelli, a “Epoca” in una intervista di Raffaello Uboldi), ci sferrarono una querela per diffamazione che si doveva celebrare per direttissima e che si concluse tre anni e mezzo dopo senza neanche la sentenza di primo grado: fosse durata un po’ di più, si sarebbe coniugata con le imprese di Chiesa al Pio Albergo Trivulzio e alla Milano da bere e allora sarebbe stato divertente leggere cosa avrebbero detto i giudici del risarcimento danni. Non era neppure incominciata l’istruttoria dibattimentale che arrivò la remissione proposta da Domenico Susi, visto che l’avvocato aveva fatto tardi a presentarsi in udienza per costituirsi parte civile. Romantici socialisti peligni che, per lavare l’onta proveniente dal loro proboviro, si… ritirarono in buon ordine quando realizzarono che non avrebbero potuto spillare denaro. Romantici fino al midollo e speranzosi che, all’irrompere sulla scena di Bettino Craxi, nessuno si ricordasse del loro passato anti-craxiano, che però il giornale di Angiolillo cercava con il lumicino e non doveva neanche tanto sforzarsi.

Nonostante questi trascorsi, il Psi è il partito di Nenni e, quindi, potrebbe pure esercitare fascino dopo tanto tempo; non è il partito di Pertini (tanto che alla elezione del 1978 al Qurinale la satira attribuì a Craxi l’uscita: “Ma il prossimo sia un socialista”) e questo accresce la tentazione di votarlo. E’ un po’ il partito di tutti e di tutto, anche di Massimo Carugno, primo dei non eletti alla Camera con il Msi ai tempi di Sospiri, il Carugno oratore forse impareggiato nella Destra cittadina (e poi, per battere ogni record, trasferitosi a sinistra, di modo che adesso si possa dire e diciamo impareggiato tout court). Come si fa a detestare un partito del genere?

La premessa è stata tracimante perchè il sospetto che si voglia andare contro la candidata Taglieri solo per partito… preso è grosso e va contrastato con impegno. Come va passato con la varechina il facile abbinamento tra i sottoscrittori dell’”appello” e alcuni che si sono proclamati fustigatori dei modi e dell’essenza dei socialisti, a Sulmona come in Italia.

Buttiamo via tutte queste insinuazioni e analizziamo solo dal punto di vista politico lo scopo di questo appello a pochi giorni dal voto, quando tutto quello che si fa e si scrive parlando di un partito lo si fa e lo si scrive per aggiungere o togliergli voti, in questo caso per aggiungere.

Piccolo partito, grandi pretese

Si sostiene che questa è la grande occasione perchè Sulmona possa avere un rappresentante tutto suo al Consiglio regionale: sono stati fatti dei calcoli e, siccome il Psi è un piccolissimo partito, c’è più probabilità che ottenga un seggio. Dunque, si dà per scontato che altrove faccia cilecca; e fin qui poco male. Ma con chi il Psi si è coniugato? Con le liste di D’Alfonso, cioè del candidato che sostiene i “flussi regionali” (v.: “D’Alfonso celebra i ristoranti sulmonesi”) per i quali il capoluogo del centro-Abruzzo dovrebbe essere la città dove si va a banchettare. Non è un bel parlare, tanto è vero che pare abbia cambiato strategia, forse indotto da qualche consigliere avveduto. Ma all’ultimo comizio in Piazza XX Settembre non ha preso un impegno che fosse uno per lo sviluppo di Sulmona (v.:”D’Alfonso parla della Grande Bellezza sulmonese ma evita impegni”), di modo che non ci metterà troppo a dire: “Sulmona dove? Chi di Sulmona?”.

Ma poi, se davvero questo Psi è una particella ristretta, perchè mai il voto al Psi dovrebbe orientare la politica regionale? Ci piazzano un inceneritore? Ah, beh, abbiamo un socialista al Palazzo dell’Emiciclo, adesso li inceneriamo noi… Ci inquinano pure le sorgenti del Gizio? Basta una telefonata, perchè noi abbiamo l’eletta del più piccolo partito al mondo, che per questo è stata eletta.

Ma è un modo di ragionare?