D’ALFONSO CELEBRA I RISTORANTI SULMONESI

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MA PARLA POCO DELLE LINEE DI SVILUPPO ECONOMICO DELLE AREE INTERNE

16 NOVEMBRE 2013 – Intervenendo al convegno “Riprendiamoci il futuro” a Raiano, Luciano D’Alfonso ha parlato anche di quella che ha definito l’”architettura del territorio” abruzzese, dicendosi favorevole alla Regione dei flussi e non dei grandi aggregati urbani.

“Non serve fare una città di 400.000 abitanti unificando Pescara, Montesilvano e Francavilla e tutti gli altri più piccoli centri confinanti. Occorre fare città che si caratterizzino per una loro peculiarità e siano centri dislocati di un territorio che sia dotato di collegamenti veloci, perchè la velocità è la dote della nostra epoca”. Così, venendo a parlare della Valle Peligna, D’Alfonso ne ha sottolineato la grande risorsa perchè può essere raggiunta e può raggiungere quasi ogni angolo della regione in quarantacinque minuti: “E’ un sicuro fattore di connessione con tutta la regione”.

Seduto accanto al sindaco di Sulmona Peppino Ranalli, ha un po’ intonato il de profundis per la “grande municipalità”, giusto due settimane fa prospettata dall’altro; ha parlato delle molte cose da evitare (in particolare quando ha ridicolizzato la passione per gli acronimi, come quella attuale per i FAS) e ne ha dette anche alcune che sosterrà, a qualsiasi livello dovesse adoperarsi per la sua regione. E’ stato molto pratico nella progettualità, ha quasi giurato che un programma bisogna rispettarlo.

Ma quando ha parlato di Sulmona non è andato oltre una adesione alle cose importanti fatte da Federico II. Sulmona ringrazia, certamente, ma se lo stomaco borbotta non lo si può tacitare con il profumo delle rose. D’Alfonso ha sparso boccette intere di paradisiaci effluvi, perchè indubbiamente ha le idee chiare; ma ha svolto più un discorso di insediamento al governatorato dell’Abruzzo che di effettiva consapevolezza delle tematiche delle aree interne. Dipendente dell’Anas, ha fatto anche opera di promozione, sostenendo che un abruzzese si deve sentire cittadino della intera regione: “Non voglio il teatro a Pescara. Voglio lavorare a Pescara, andare al ristorante a Sulmona, andare a teatro a L’Aquila e la sera a concerto ad Atri”. Roba da far venire il mal di testa e, soprattutto, da poter fare un giorno al mese. Sarà pure un parlare per paradossi, ma che Sulmona si debba reggere su questa sussidiarietà quasi ci fa rimpiangere (ed è dura farsi uscire le lacrime al riguardo) Remo Gaspari che almeno una fabbrica per fare i bulloni ogni tanto la mandava, contando anche sul fatto che gli operai non debbono andare al ristorante e a teatro e a concerto tutti i giorni e, quindi, i flussi rimangono una pia aspirazione. Qui c’è da preoccuparsi che nella prossima legislatura regionale pure il teatro ci perdiamo; e non si potrà dire che D’Alfonso non ce l’aveva detto che il teatro andava a L’Aquila.

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