14 GENNAIO 2012 – E’ stato presentato oggi dal prof. Giuseppe Evangelista, all’Auditorium dell’Annunziata, il Centro Studi e ricerche “Vittorio Monaco”, che si propone di promuovere, “intorno ai temi prediletti da Vittorio, lo sviluppo di una libera ricerca” sulle tracce dei molti scritti e dei molti interessi dell’umanista scomparso tre anni fa.
E’ stato presentato anche il libro “Tra cielo e terra”, con i contributi di Nicola Auciello (“Sulle tracce di Vittorio”), Marco Del Prete (“Nota preliminare per uno studio sulla poesia di Vittorio Monaco”), Antonio Di Fonso (“Capetiempe: voci e volti delle tradizioni popolari”), Antonio Carrara (“Una canzone d’amore e di passione”), Giuseppe Evangelista (“Vittorio a Sulmona”), Bruno Di Bartolo (“Le passioni di una militanza”); Mimino D’Aurora (“Esser uomo tra gli umani”), Raffaele Garofalo “Fede e religiosità in Vittorio”;, Concettina Falcone (“Il professore di Voci e scrittura”), Marcello Bonitatibus (“Il sogno di una cosa, le passioni di una vita”). Alcune poesie del prof. Monaco sono state lette da Nicolina D’Orazio.
Sala gremita come in poche occasioni, persone anche all’ingresso, in piedi, ma l’evento ha avuto inizio con oltre un’ora di ritardo, perchè non si trovava un sistema di amplificazione, in una sala nella quale, proprio perchè auditorium, si sente benissimo chi parla anche senza altoparlante. E’ stato il prologo migliore per celebrare la saggezza di Vittorio Monaco che cercava innanzitutto di non creare problemi inesistenti e che, invece di far aspettare graditi ospiti, avrebbe fatto appello a tutte le risorse della voce regalatagli dal Padreterno.
Ma è valso la pena aspettare, perchè i contributi di chi è intervenuto sono stati molto approfonditi, hanno permesso di analizzare da vicino il lungo percorso dello scrittore e del poeta.
Era una letteratura olistica quella che ispirava Vittorio Monaco: lo studio di autori ed epoche attraverso il quale non si perveniva ad una somma delle singole parti, ma si doveva guardare il prospetto del tutto. senza fermarsi agli individui e alle loro azioni, alle mode e alle parentesi della storia. Se un contatto si può individuare tra la sua poesia e il materialismo della sua ideologia, forse è facile incontrarlo nella corporalità dell’espressione di Vittorio Monaco, dell’essere un gaudente del tempo che va e dell’intenzione di assaporarlo fino a quando c’è; perfino con la nostalgia per quello che non c’è più, che è un lusso sentimentale ed un divieto assoluto per gli osservanti rigorosi e codicistici della fede marxista. Solo con la capacità di comprendere il tutto (o almeno con lo slancio in questa aspirazione) ha nuotato ancora bene e serenamente dopo lo scioglimento degli iceberg delle ideologie e dei punti di riferimento precostituiti e difesi con i carri armati invece che con l’intelligenza. Un irregolare nel cammino della rivoluzione e dei suoi riti: ma c’è tanta rivoluzione nella ricerca delle risposte alle domande della coscienza…






