BANALITA’ DEI PROGRAMMI DI DESTRA E DI SINISTRA – FIGORILLI PENSA ALLA CITTA’ FUTURA DI 50 ANNI FA E TIRABASSI ALLE OPERE PUBBLICHE PROGETTATE MA ANCHE A QUELLE DA PROGETTARE
3 MAGGIO 2025 – Sono compitini da scuole elementari i programmi dei candidati alla carica di sindaco. “Oggi voglio fare il buono” potrebbe sintetizzare i propositi di Figorilli e Tirabassi. Chi vuole eliminare il tribunale? Nessuno si macchi di questa ignominia, va senza dirlo (alla francese); magari quattro anni fa il deus ex machina di oggi del cosiddetto centro-destra, Andrea Gerosolimo, diceva che quella era una battaglia persa e che bisognava pensare al milione di turisti ogni anno che passano al casello autostradale di Sulmona-Pratola Peligna (lui li contava da Prezza). E la Marelli la vogliamo chiudere? Ma no, specializzarla, costruire componenti per le astronavi, chè quelle, con Musk, hanno un grande futuro. La cultura, quella Cenerentola degli ultimi decenni, chi la può scordare? Più manifestazioni, più vivacità, Figorilli si spinge a suggerire talk-show tra testate giornalistiche della città. Qualcuno bisogna che gli dica che il genere è al tramonto; che la gente sbadiglia dopo dieci minuti di Berlinguer e Floris e sta per darsi al wrestling (quello almeno fa vedere che è tutta una finta, o, almeno, tutto predeterminato). Non ci serve un talk-show per domandare a Figorilli perché si dà tutto al “Central Park” sulmonese costituito dal “Parco del Vella” e non, invece, al Parco del Gizio, che è davvero un parco naturale e storico senza uguali in tutto Abruzzo. Glielo abbiamo già chiesto, ma si è ben guardato dal rispondere, come il sindaco della sua formazione, Gianfranco Di Piero. Del resto, Figorilli, che chiama la sua lista “Città Futura”, apre un armadio vecchio, dal quale promana naftalina. Lo si può capire: è stato il suo ultimo contatto con la città, quasi 50 anni fa, e forse per lui è un “heri dicebamus”, un riprendere il filo, quando altri hanno già intessuto uno sviluppo diverso e ormai irreversibile per la città.
Ma è come se, smentendo l’impegno preso con i lettori di non candidarci mai perché un giornalista non può fare il politico, ci presentassimo con la gloriosa sigla “RGF”, che, almeno, il primato di essere la prima testata radiofonica registrata al Tribunale ce l’aveva e la gioiosa combriccola di Antomarchi & C aveva dato una ventata di giovanili spunti a tutta la città. E l’aveva affascinata con programmi musicali briosi e notiziari freschi, di scoop in diretta, come per le prove generali di “A me gli occhi” di Gigi Proietti: ben prima che i barbogi di “Radio Città Futura” si distinguessero nell’atteggiamento che un anno dopo, circa, Nanni Moretti descriveva in “Ecce Bombo”: “Faccio cose, vedo gente…” oppure nell’insuperabile: “Mi si nota di più se vado o se non vado?”.
Predisponendo una lista con il nome “RGF”, non guarderemmo al futuro, agiteremmo solo un po’ di naftalina: dall’odore autenticamente sulmonese, peraltro, e non delle schiere di emittenti radiofoniche radical chic sparse in tutta Italia e tutte con lo stesso nome.
Compitino anche per Luca Tirabassi, che invoca la Zes unica, ma guardando anche agli investimenti diversi (Catalano di Arbore, al confronto era un pensatore originale) “rendendo più agevole l’accesso e più veloce la definizione delle procedure amministrative”. E le opere pubbliche? Bisogna esser attivi, “dando impulso a quelle già previste e programmandone altre”. E la chiarezza, almeno qui, si percepisce: sono esclusi l’acquedotto medievale e Porta Romana. Per la verità, la fortuna non gioca a favore del candidato della cosiddetta Destra, a pochi giorni dall’incontro con il Ministro della Giustizia per la questione della salvaguardia del tribunale. E’ di ieri la notizia che, dopo il pasticcio sul caso Almasri, Giorgia Meloni ha deciso di affiancargli un “Ufficio per il coordinamento degli Affari Internazionali”, in modo da non ripetere le gaffes della liberazione del criminale libico. Non è escluso che prima di giovedì, a Nordio (detto anche Carletto mezzo litro per certe frequentazioni da lui stesso ammesse in chez Vespa) venga affiancato un “Ufficio per il coordinamento tra proroga dei tribunali e legge di revisione della geografia giudiziaria” e il viaggio a Roma si riveli un fallimento in termini di immagine da spendere due settimane prima delle elezioni.
Insomma, meno si parla e meglio si fa in questa campagna elettorale. Il banale è sempre dietro l’angolo.
Nella foto del titolo: meno male che qualcuno un’opera pubblica l’ha fatta, 800 anni fa






