SETTANTA SEMBRAN TANTI

304

BILANCI DI UNA VITA IN UN COMPLEANNO STRATEGICO – GLI SLANCI NEL SETTORE PRIMARIO E LE TECNICHE GATTOPARDESCHE DEI LEGISLATORI E DEGLI AMMINISTRATORI REGIONALI

3 MAGGIO 2025 – La canizie è valorizzata dalla luce del tramonto dell’Antera, alle spalle. Sono i settanta anni ad aver dipinto i suoi capelli e la sua vita, in un bilancio che il 3 maggio si sarebbe dovuto comunque tracciare, quasi per convenzione. Adriano Marrama ha attraversato la sua vita senza fare un passo indietro e, quindi, senza risparmiarsi. Percorrere con lui questo lungo arco di tempo significa incontrare le vicende dell’economia primaria della Valle Peligna, che anche adesso, per chi non vuole vivere di rendita, è costellata di fatiche talvolta sproporzionate ai risultati, di delusioni per il malfunzionamento di norme che dovrebbero incentivare e, invece, scoraggiano. Significa ripercorrere le tappe di tante rivoluzioni rivelatesi fuochi di paglia, nel continuo rincorrere politici declamanti futuri migliori per chi lavora nel settore; un mondo costellato di balle, non solo quelle fatte di fieno.

 Gli intrecci della “mafia dei pascoli” sono soltanto l’ultima beffa per chi dei campi ha assoluto bisogno, in vista di quella modernizzazione sempre tanto auspicata. In realtà, mai voluta, perché la filosofia gattopardesca è rimasta sempre quella descritta da Tomasi di Lampedusa. C’è stato un altro 3 maggio nella vita di Marrama: e fu quello della legge n. 203 che dal 1982 avrebbe dovuto rivoluzionare i contratti agrari perché i giovani della sua età diventassero protagonisti del loro lavoro. Una effimera promessa; un modo come un altro per dire che qualcosa sarebbe cambiato perché tutto rimanesse uguale. Al punto che persone come lui si sono date ad attività solo marginalmente assimilabili ai contenuti della terra.

Il “Circolo dei cavalieri dell’Antera” è stata la svolta della sua vita. Ma quanto Know-how, quante aspettative si bruciano convertendo nel mezzo del cammin di vita lavorativa le proprie risorse? Quanto si lascia andare giù nella zavorra per conservare e alleggerire il volo della mongolfiera diventata troppo pesante? Le devastazioni dei cinghiali hanno trovato Marrama, come tutti gli altri, in una prima linea senza collegamenti con i comandi che avrebbero dovuto garantire il fuoco dell’artiglieria per impedire che le colture di specie rare di cereali e di erbe d’altura venissero devastate nell’intervallo dal tramonto all’alba di un giorno qualsiasi dei 365, quanti ce ne vogliono per seminare, sperare, raccogliere. Le norme sulla produzione nel settore lattiero-caseario hanno reso antieconomico il sistema delle utilità marginali degli allevamenti; e, quanto alle utilità primarie, la concorrenza degli allevamenti della ex Jugoslavia ha fatto il resto.

Non c‘è interlocuzione con gli organi di una amministrazione regionale, che si regola secondo priorità diverse dai veri incentivi per sviluppare le zone interne. Per evitare lo spopolamento e per evitare che vigne e campi una volta coltivati si coprano di folta e disordinata vegetazione, ci vogliono programmi che possono durare anche di più di una vita sola. Ma i frutti sarebbero raccolti da chissà chi e per questo nessuno pone mano alle vere riforme del settore. Dalla trattoria dove ha raccolto gli amici più vicini per un compleanno importante, Marrama indica a gesti ampi le zone ora inselvatichite e prima floride: “Lungo tutto quel crinale di Vittorito c’erano le vigne di Ricci; qui più in basso estesi campi di frumento; sotto Corfinio ortaggi in quantità. Solo trenta o quaranta anni fa”.

Per adesso vale nell’agricoltura quello che si diceva per il giornalismo: per avere successo è necessario uscirne in tempo.

Please follow and like us: