C’E’ CHI PUO’

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LA TRASFORMAZIONE DEI SITI ARCHEOLOGICI A CASE PENTE PER LA COSTRUZIONE DELL’IMPIANTO SNAM

14 APRILE 2026 – Perché possano venire i brividi a quelli che credono nell’importanza della tutela dei reperti storici e, quindi, delle basi della cultura da consegnare alle prossime generazioni, ecco il raffronto tra quella che era un’area di “Case Pente”, con le basi in muratura di costruzioni di epoca romana e quello che è adesso lo stesso sito, stravolto dal collocamento del “tubo” per il metanodotto. La documentazione, ancora una volta, è fornita da Mario Pizzola, del “Coordinamento per il Clima fuori dal Fossile”, che aggiunge osservazioni in ordine alla cogenza delle norme per la tutela dei beni storici e artistici: riporta proprio le norme del codice penale che, aggravando negli ultimi anni le pene per chi commette questo tipo di reati, vengono applicate per tutti “ma non per la Snam”, come annota con amarezza. Prende ad esempio una pronuncia contro alcuni manifestanti che agli “Uffizi” affissero fotografie con scotch di carta (quindi senza imbrattare le opere d‘arte), rimanendo condannati a pagare una multa di 20.000,00 euro e indica, all’opposto, tutto quello che non si è fatto a Sulmona, anche da parte della Soprintendenza competente, per evitare lo scempio dei reperti rimossi, solo perché le ragioni del gas superano tutte le ragioni della tutela artistica, storica, in genere culturale.

Del resto  – conclude – cosa volete che sia la distruzione di un antico muro romano, quando sotto le tonnellate di cemento e acciaio della centrale sono già state seppellite una strada glareata, anch’essa di epoca romana, e le tracce di oltre 40 capanne di un villaggio risalente all’Età del Bronzo? Volevate forse che la centrale venisse spostata in un altro sito per proteggere queste inezie?

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