A cavalcare la tigre si può rimanere sbriciolati

314

CONGEDO TRAGICO PER PEZZOPANE, CIALENTE E LOLLI

27 giugno 2017 – Le forze della sinistra italiana hanno campato per oltre un decennio sulla idiozia dell’”Arco costituzionale”,

che serviva a tenere fuori da ogni trattativa il voto legittimamente espresso da oltre tre milioni di italiani a favore di Giorgio Almirante, ritenendolo eversivo, proprio mentre in Italia si organizzavano e cominciavano a sparare le Brigate Rosse: niente di nuovo sotto il sole, visto che gli stessi argomenti si usano per tentare di demonizzare il voto di protesta a favore dei Cinque Stelle, dei quali non bisogna parlare se non in termini di populismo e di bieca contestazione, mentre non si riesce a debellare la corruzione, alla quale rimangono saldamente agganciate tutte le forze che non sono populiste.

Ora a L’Aquila un intero partito cosiddetto democratico non riesce a capacitarsi di come un giovane che si è formato a Casapound possa essere diventato sindaco. La sen. Stefania Pezzopane, che ha passato gran parte del suo ultimo mandato nei talk show a parlare di cose un bel po’ distanti dalla politica, sembrava tarantolata quando l’ha intervistata il TG3 con il consueto ossequio; ed ha manifestato ancora la sua ossessione per Berlusconi, quasi che fosse dell’ex cavaliere il merito di aver allontanato gli elettori del Pd e non fosse piuttosto da ascrivere a lei la scelta di stroncare Pietrucci dalla candidatura preferendogli Di Benedetto. Una volta per tutte questa donna lascerà da parte il formulario di sempre per dire cose che siano ascoltabili?

Il sindaco uscente, Massimo Cialente, che nel suo mandato si è dimesso tre volte per poi ritirare le dimissioni, ha detto che “bisogna vedere quali sono i gruppi organizzati, economico-professionali, che hanno spostato i voti”. Strano atteggiamento, in chi si dice democratico, andare a cercare centri di persuasione (che sembrano a questo punto occulti), diversi dai singoli elettori che esprimono il voto; alimenta il sospetto che, quando gli è andata bene, Cialente abbia potuto contare su queste forze e non sulla forza dei suoi programmi (a L’Aquila forse questa è l’analisi più giusta, ma prima di sposarla bisognerebbe dimettersi dal PD, che dovrebbe essere il partito delle regole e che, almeno nel nome, si qualifica “democratico”…).

Giovanni Lolli, con quell’espressione consueta di chi è arrivato adesso e cerca di capire di cosa si stia parlando, brancola nel buio e forse si sta rifacendo i conti dei molti voti che sarebbero dovuti venire al termine di ogni conferenza stampa, tenuta da vice-presidente della giunta regionale, per dirottare miliardi a sfascio sul territorio aquilano (mancava solo che dal terremoto gli aquilani ottenessero la costruzione di un porto; a Preturo il volo di inaugurazione dell’aeroporto, rimasto l’unico, ci sta costando ancora centinaia di milioni); e anche qui nulla di nuovo sotto il sole, perché questo era il metodo democristiano, che faceva arrabbiare, ma incantava i comunisti quando arrivava la vendemmia delle elezioni.

Insomma, era meglio per tutti che fossero stati travolti dalla rottamazione di Matteo Renzi alla quale hanno aderito facendo buon viso a cattivo gioco: almeno adesso la senatrice infuriata con il mondo, il sindaco uscente male, il vice-presidente della giunta regionale dall’aria interrogativa avrebbero potuto dire, come D’Alema, che non li hanno lasciati fare.

Il guaio è che hanno fatto; eccome se hanno fatto… Per esempio hanno cavalcato la tigre della ricostruzione che a L’Aquila significa ingozzare di finanziamenti tutti gli aquilani solo perché sono iscritti all’anagrafe; significa cercare la tassa di scopo per far pagare agli Italiani pure la ritinteggiatura degli angioletti barocchi nelle 79 chiese che non valgono un fico secco oltre alle altre venti; significa ricostruire la città senza aver sottoscritto in otto anni un piano regolatore generale che tenesse conto dei disastri del terremoto e delle zone non più vivibili e tanto meno riedificabili. Poi l’aquilano, che non si sazia mai, è capace pure di mandare a casa chi tentava di cavalcare queste richieste stratosferiche e si sentiva più furbo dei democristiani.