8 MAGGIO 2015 – Si sono sistemati lungo il Corso, in locali della “Casa Santa dell’Annunziata”, i primi venti profughi, per lo più donne e bambini, che il mare ha consegnato alle coste italiane.
Ora si tratta di sfamarli; ne hanno bisogno, come hanno bisogno di medicinali e integratori. Altro, poi, sarà richiamare l’Europa ai suoi doveri, perché quelle coste sono ormai il confine di tutto il continente. Ma intanto, come insegnano le leggi millenarie dell’accoglienza, occorre guardare a loro come a chi domanda un aiuto. Non occorre risalire ai precetti che Ovidio ha focalizzato in opere immortali (v. “LETTURE OVIDIANE: Se un dio è invitato a pranzo”); basta pensare a ieri l’altro, cioè alla solidarietà espressa da Sulmona e dai paesi del centro-Abruzzo a chi fuggiva dalla guerra, cioè ai prigionieri appena liberati dal “Campo 78” di Fonte d’Amore, per non chiudersi nell’egoismo.





