Altra dose di fischi per D’Alfonso, questa volta con Del Rio

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FINISCE INGLORIOSAMENTE LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO

8 MAGGIO 2015 – Il ministro Graziano Del Rio ha presentato un suo libro a Pescara.

Il titolo è “Cambiare l’Italia: rinnovando la politica, ritrovare la fiducia”. E’ stato abbondantemente fischiato dai pensionati della Cisl ed è stato vivacemente contestato da una rappresentanza del presidio che da oltre un mese occupa l’aula consiliare di Sulmona contro la soppressione del punto-nascite all’ospedale. Stessa sorte per il presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, che lo accompagnava.

L’impostazione, abbastanza truffaldina, di sostenere che le cose da oggi cambiano serve a giustificare ancora i sacrifici con i tagli sui servizi pubblici: anche in quelli sanitari, che erano già ridotti all’essenziale. D’Alfonso potrà rivendicare tutti i poteri che vuole in fatto di riduzione del deficit sanitario: non è credibile, perché contemporaneamente si rende promotore di dissipazioni nel settore delle opere pubbliche (soprattutto in quelle stradali) e il bilancio dello Stato, alla fine, risulta di varie decine di volte aggravato anche con le briciole risparmiate per non far nascere nessuno a Sulmona, a Ortona, oppure ad Atri. Per questo, merita in tutto e per tutto il supplemento di fischi ricevuti oggi rispetto a quelli presi a Via Mazara dopo aver arrogantemente trattato in aula consiliare i suoi interlocutori proprio sulla questione del reparto maternità a Sulmona. Quanto a Del Rio, se vuole spacciare come innovazione l’assai modesto risultato editoriale oggi presentato, dovrebbe comprendere che ad accompagnarsi con questo Pd, cioè con il Pd abruzzese, perde pure di quel pizzico di interesse che gli viene a livello nazionale per essere socio del rottamatore Renzi, che si tiene a distanza da Legnini, Pezzopane, D’Alfonso (al quale non ha neppure telefonato un anno fa quando si tennero le elezioni in Abruzzo), Lolli e Cialente . E fa bene, visto che sono i primi destinatari della sua rottamazione, espressione come sono della parte bersaniana del Pd (quando Bersani era segretario, ovviamente) e non più smacchiati dalle oggettive responsabilità politiche di un Pd severamente schiaffeggiato finanche dal Pdl.