ALLA FINE DELLA FIERA (DELL’EST) BRANDUARDI CANTA IN UCRAINO

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CONCERTO RICCO DI CONFESSIONI VICINO ALL’ABBAZIA DI SAN CLEMENTE E ALLE GOLE DI BUSSI PER L’ ARTISTA “ELITARIO, ESTETIZZANTE E RICERCATO”

30 AGOSTO 2022 – L’artista è colui che apre una porta che altri trascurano o temono o non sanno aprire “ed è per questo più incline alla trasgressione” osserva Angelo Branduardi presentando il suo concerto. Ha pubblicato a marzo “Confessioni di un malandrino”, che è anche il titolo di una sua antica canzone ed ha trasformato nel bilancio di una vita. Il suo rapporto con quella porta che l’artista sa violare lo ha spiegato questa sera a Castiglione a Casauria. Non in San Pietro, davanti al papa (dove peraltro ha suonato), ma proprio nello spazio non ancora civilizzato del “Tratturo”, vicino all’Abbazia di San Clemente e all’imbocco delle Gole di Bussi, neanche a trenta chilometri dai luoghi del miracolo di “Maria di Gagliano che aveva sete trovò una fonte che era prodigiosa” (album “L’infinitamente piccolo”). Il suo atto di fede nella musica gli ha consentito di fare cose grandi, come avvolgere in briglie di sette note i tormenti amorosi di Catullo e il Cantico delle creature di San Francesco per poi sprigionare da quella ardimentosa operazione di musicista nuova energia, che lo spinge ad aprire altre porte.

Nessuno stupore, quindi, se ai francescani che gli chiedevano di trarre un album dagli scritti del primo autore di poesia in Italiano (“Dante è venuto cento anni dopo”) il “moderno menestrello” (“trovatore“, è meglio, scrive nella sua “autobiografia di un cantore del mondo”) ha confessato di essere la persona meno adatta, perché egli stesso si definiva “un peccatore”, ottenendo la sferzante risposta: “Dio a volte si affida ai peggiori”, cioè a quelli che aprono porte sconosciute, o temute o trascurate.

Le confessioni che affida al palco sono sintetiche, perché “la musica parla da sola” (“la musica, secondo Dante, è rapimento; quindi non necessita di spiegazioni e nemmeno di critici”). Le confessioni che ha affidato al libro (con la prefazione di Stefano Bollani) confermano il ritratto che Roberto Vecchioni ha composto sulla sesta appendice della “Enciclopedia italiana” della Treccani:  “Subito popolare  grazie a una filastrocca ebraica (La fiera dell’est, 1976), Branduardi è compositore elitario, estetizzante, ricercato. Raffinatissimo nell’impiego degli strumenti, gran cultore della musica storica, vive la sua arte come gioia e inventiva”.

E per aprire un… portone, Angelo Branduardi, tra una abbazia e le Gole dove si scontrano le forze inconciliabili di Gran Sasso e Majella più forti di due superpotenze, ha cantato in ucraino, in chiusura, il ritornello “Alla fiera dell’est per due soldi un topolino mio padre comprò”.