Alla Giostra è consentito scherzare con santi e madonne

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INIZIATIVE DI DUBBIO GUSTO MA “L’IMPORTANTE E’ FARE QUALCOSA”

Il tragitto della corsa di Pasqua che per sventura coincide con quello della Giostra

Lucia Arbace, mentre illustra con dovizia di particolari un’opera d’arte nell’Abbazia celestiniana

24 LUGLIO 2018 – La corrosività dei giudizi dei Sulmonesi è tale che, per ripararsene, chiunque fosse beccato a farla fuori dal vaso incomincia con il dire : “A Sulmona non puoi fare niente che ti riempiono di critiche”; oppure : “A Sulmona siamo buoni solo a criticare”. Con questo preambolo, non si può dire niente della Giostra che sia meno di un applauso, perché “se poi la Giostra non si fa, che ci rimane all’estate sulmonese?”

Ora, è vero che una manifestazione storica va valorizzata e prima di tutto riconosciamo il merito di Gildo Di Marco, che ha saputo raggiungere questo obiettivo più di venti anni fa. Poi, per quella propensione alla critica ad ogni costo, altri non gli hanno riconosciuto questa bravura e si sono appropriati della manifestazione quando era già decollata. E questo è un altro argomento, che però dimostra che nessuno può pretendere di zittire le critiche sostenendo che a Sulmona si è solo capaci di criticare: intanto la Giostra è quella che è in quanto qualcuno l’ha aspramente criticata.

Bene ha fatto l’assessore alla cultura a manifestare il dissenso suo e quello del Comune da un manifesto che non si coniuga con il buon gusto ed ha anche prospettato il ritiro del patrocinio del Comune. La Giostra, però, va attaccando dappertutto quel manifesto, in tutti i formati e il Comune ha poche ore per far sapere di aver ritirato il patrocinio.

L’altro giorno, in pompa magna, il presidente della Giostra, Domenico Taglieri, ha inaugurato una mostra di disegni umoristici che raccoglie, tra gli altri, il disegno di un cavaliere che, invece di centrare l’anello di gara, centra l’aureola della Madonna che, come si sa, corre in Piazza Garibaldi (cioè nello stesso posto) la domenica di Pasqua. Si potrà dire che quel disegno non fa ridere per niente ? Oppure si diventa disfattisti e c’è il rischio che la Giostra non si faccia l’anno prossimo?

Questa atmosfera di indignazione verso la critica dei modi e delle condotte della “Giostra” pare sia frutto di non si sa bene quale supponenza che proteggerebbe chiunque fa perché a Sulmona non si fa più niente e, quindi, il fare è… “già qualcosa”. Fa ridere l’asta che centra l’aureola? E visto che la “Giostra” fa ampio uso di fondi pubblici, al fine di evitare che la città scenda al livello dell’Aquila, che ha trasformato una discussa ricostruzione storicamente da dimostrare in una sagra anche un po’ carnascialesca (con la processione di un feretro di Celestino che portava la faccia posticcia di un cardinale e non quella di Celestino, e giudici carnascialeschi, ma componenti la Corte d’Appello in toga, pensosamente al passo dei figuranti), si può pretendere che le manifestazioni della Giostra si fermino sulla soglia dei contenuti condivisibili? Oppure si deve fare come con l’aglio in testa a Ovidio, immagine condannata aspramente dalla Soprintendente al Polo museale d’Abruzzo, Lucia Arbace, ma niente affatto dal Sindaco perché “sennò a Sulmona non si fa più niente”?

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