“Anche la verità peggiore aiuta a rinascere”

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CLAUDIO MAGRIS E IL VALORE DELL’ESEMPIO SOCRATICO 

I DICEMBRE 2016 – Il rischio è quello di farsi prendere dalla storia e dal personaggio.

“Tolstoj diceva che Anna Karenina era sfuggita dal suo controllo e faceva quello che voleva” racconta Claudio Magris nella sala “Benedetto Croce” del palazzo della Regione poco prima che i “Devoti di Sant’Agnese” gli consegnino, tramite il vice-sindaco dell’Aquila, il più ambito riconoscimento per chi scrive cercando prima di tutto di conservare il dato reale: quello di essere socratico, di fare della “parresia soccratica” un canone del pòroprio essere scrittore.

Ed è un esercizio etico, monumentale, in tutti i tempi e non solo in quelli presenti che vengono definiti malvagi e sporchi, da non poter descrivere con sincerità. E’ molto di più, questo dire la verità per un letterato, che tenere distinta la notizia dal commento; vecchio canone del giornalismo, praticato solo da una eletta minoranza. “Se qualche volta nei miei romanzi non ho raccontato tutta la verità è solo perché la esatta descrizione delle cose avrebbe lasciato smarriti i lettori, tanto era inaccettabile”, come fosse una conferma inutile di quello che già altre cose narravano, come se ai lettori non servisse guardare fino in fondo al pozzo. Ma dire qualcosa di contrario al vero va ben oltre anche quello che al letterato è consentito: anche la costruzione romanzesca non può mistificare se assume di voler partire da un dato reale. Magris ha parlato di molti dei suoi lavori: dal primo (“Ipotesi su una sciabola”) che lui aveva proposto come trama a Borges, a Venezia, e che gli fu “restituito” immediatamente, con il semplice gesto paterno di tenergli la mano, perché “La storia è tua” ed era più giusto che fosse sviluppata da chi l’aveva trovata e l’aveva arricchita; a “Danubio” che l’ha reso famoso; al doloroso “Non luogo a procedere”, forse quello che l’ha provato di più, per gli effetti devastanti delle verità atroci di tradimenti e di uccisioni barbare e sconsiderate, conseguenza di quei tradimenti.

Claudio Magris non è di quelli che credono al lieto fine a tutti i costi: non c’è, molte volte. Non deve essere imposto. Ma non cede allo scoramento; i suoi percorsi spirituali, le molte citazioni delle quali arricchisce i suoi scritti tendono ad analizzare il dato reale, che è il primo passaggio per ricostruire. Anche quando tutto è devastato, nel mondo esterno e nelle relazioni interpersonali: mai fingere che le cose siano quelle gradite e sottomettersi solo per non affrontare la verità.