Consulta della cultura alla prova del Bimillenario ovidiano

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GRANDE ASSENTE L’AGLIO NELLE SUE VARIE ESPRESSIONI, ORA IL RACCORDO SPETTA AL SINDACO

3 DICEMBRE 2016 – Folla delle grandi occasioni al primo piano di Palazzo Mazara per il viatico della “Consulta delle cultura”,

progetto che potrebbe coincidere con il Bimillenario della morte di Ovidio e che in seguito potrebbe, anche per una sorte di forza di inerzia, vivere del calore che ancora dopo i 2000 anni seguiterà a promanare dalla poesia del Sulmonese e dal fascino della sua dolorosa esperienza di vita. Il mondo intero guarda ancora al dilemma dei rapporti tra Publio Ovidio Nasone e l’imperatore Augusto; Sulmona potrebbe rappresentare il punto di riferimento di questo innamoramento dei letterati di tutto il mondo sulle relazioni tra poesia e potere, sulla virilità del poeta, guerriero della penna, e sulla magnanimità del comandante supremo, che distrugge con la relegazione una parte del suo potere e che tuttavia non distrugge né il poeta (lasciandogli la vita e i beni), né la sua poesia (quanti passi indietro sono stati compiuti in tutto il mondo anche in epoche recenti, con i roghi, ma anche con le censure o, peggio, le autocensure dei letterati?)

La “Consulta” ha preso il suo avvio migliore: tanto che è stato valorizzato l’aspetto peculiarie, cioè una specie di autofinanziamento o la indicazione, almeno, delle risorse alle quali attingere per i progetti da presentare entro breve. Non abbiamo visto serti di aglio che tanto sono andati di moda l’anno scorso, non abbiamo visto l’esaltazione pruriginosa dei versi che Ovidio ha sempre considerato uno scotto da pagare alla moda (come non ricordare quello striscione sul Palazzo dell’Annunziata che invitava a non avere fretta nel piacere, come se fosse stato questo l’Ovidio che si studia ancora, con le sue Metamorfosi, più di ogni altro poeta occidentale nel mondo arabo?)

 Quello che potrebbe far funzionare la Consulta sarebbe il suo diretto raccordo con il sindaco o con un apparato del Comune, senza filtri di comitati o di soliti tromboni simil-cattedratici, che ritengono di punire Ovidio senza essere Augusto: e punire Ovidio vuol dire, per esempio, asservirlo a esigenze di bottega. Ne abbiamo visto qualcuno, tra questi saccenti, trattare la poesia di Ovidio accanto ai cotechini di un supermercato perché anche questo ha preteso la volgarizzazione degli eleganti versi del Sulmonese. Ora è il momento di dire agli intellettuali organici dell’aglio che l’aver puntato su questi esametri caciottari è stata per loro una mossa sbagliata e che è il momento di lasciar fare i molti, raffinati cultori e autodidatti appassionati che siano, concittadini di Ovidio e come tali aventi diritto a parlare cercando di migliorarsi. Conosciamo un espertissimo artigiano, mago degli impianti elettrici che ha fatto fortuna all’estero, che declama i versi di Ovidio come avrebbe potuto fare Gasman; e come lui ce ne saranno ovunque. Un obiettivo marginale del Bimillenario potrebbe essere questo; ma sarebbe un obiettivo sulmonese davvero.