A L’AQUILA SI E’ ARRIVATI A METTERE LA FACCIA DI CONFALONIERI SULLA TESTA DI CELESTINO V
9 GENNAIO 2014 – Leggiamo dalle cronache che Daniela Sibilla, raggiunta da ordinanza che le impone gli arresti domiciliari per l’operazione “Do ut des” su presunte corruzioni legate alla ricostruzione dell’Aquila, è “ex cerimoniera del Comune”. C’è, dunque, stata una svista e ha ragione il sindaco Cialente a “sentirsi tradito” (anche se lo ha detto per esprimere un altro concetto): invece di indagare come e perchè si sia potuta organizzare una inaugurazione della Corte d’Appello da operetta, nel settembre 2011, si indaga per una banalità qualunque, come le tangenti sulla ricostruzione. Invece di indagare sulla inaugurazione burletta dell’aeroporto internazionale di Preturo, ci si domanda se un modulo abitativo provvisorio possa essere ceduto.
Insomma L’Aquila ce l’ha messa tutta per dare lavoro ai magistrati su questioni importanti e questi si perdono in bazzecole. Magari la Sibilla non avrà avuto responsabilità sulla faccia di cera che fu apposta nel dopoguerra sul cranio di Celestino V (nella foto del titolo mentre la osserva Papa Benedetto XVI durante al sua visita a Sulmona nel luglio 2010) ad immagine del Cardinale Confalonieri (solo perchè dimostrò di essere amico degli aquilani) e non ad immagine dell’eremita del Morrone, ma di certo non si può dire che, come cerimoniera del Comune di L’Aquila, si sia discostata dalla tradizione millenaria del capoluogo abruzzese. Risale alla battaglia di Tagliacozzo il travestimento di alcuni soldati, che assunsero le sembianze di Carlo d’Angiò, cosicchè l’esercito di Corradino di Svevia, convinto di averlo fatto fuori, si dette alla gioia e fu sconfitto; Corradino giustiziato a Napoli e Sulmona, che lo aveva lealmente seguito, destinata ad essere soppiantata dall’Aquila.
E’ nella tradizione aquilana mascherare e prima o poi un arresto per sostituzione di persona poteva pure scapparci. Adesso che ti fa un giudice? Ti manda ai domiciliari una ex cerimoniera per presunta corruzione? Non c’è più la certezza del diritto, tutti si sentirebbero traditi. C’è il rischio che, dopo la faccia di cera sul cranio di Celestino, passi in secondo piano pure la faccia di bronzo delle istituzioni aquilane che hanno negato a Sulmona e a Pratola di essere inserite nel cratere e che non rimediano neppure dopo una sentenza del Consiglio di Stato e si parli solo di quello che “non dà una bella immagine dell’Aquila nel mondo”, cioè di sciocchezze come le tangenti.






