18 DICEMBRE 2011 – Come ogni penalista, Leonardo Casciere è pragmatico e va al nocciolo della questione. I tribunali di Sulmona e di Avezzano da soli non si salvano? Allora è inutile rincorrere i membri della commissione che sceglie i tagli, oppure stare a sentire il parlamentare che giura che i criteri della legge delega salveranno Avezzano per poi sentire un altro parlamentare che a Sulmona dirà che le peculiarità del tribunale peligno lo salveranno dalla soppressione. Casciere, che porta i capelli alla lunghezza giusta per segnalare il suo anticonformismo, lancia la sua “molotov” nel dibattito dell’assemblea degli avvocati, dei politici, delle forze sociali, quella riunione che ai marsicani, pragmatici anch’essi, non viene in mente di chiamare “stati generali” come pomposamente i sulmonesi pretendono di chiamare il “consiglio comunale esteso” che si terrà il 27 al Palazzo dello Sport.
Casciere parla, senza mezzi termini, di accordo con Sulmona: “Perchè forse, solo unendo le forze, si potrà raggiungere l’obiettivo. D’altronde se non riusciamo a salvare il Tribunale di Avezzano, ancor meno speranze avrà quello di Sulmona. Ma insieme, chissà?”. Obiettivo centrato. La bottiglia incendiaria dà i suoi effetti e il sindaco Floris cerca inutilmente di usare un estintore troppo piccolo per l’argomento: si appella inutilmente alle diversità (ancora quelle?) di classe.
Quella di Casciere non è una provocazione: non sarebbe più il tempo di farne, con la firma che incombe sul decreto delegato di soppressione. Può essere, semmai, il suggerimento disperato di chi vede sgretolarsi una realtà efficiente come quella del foro marsicano, con un colpo di spugna architettato a tavolino solo per assecondare i disegni di una Confindustria sempre più determinata a fare della Giustizia una “azienda”, con i fattori della produzione da modulare secondo la dosatura degli ingredienti: tot macchine fotocopiatrici uguale tot sentenze; tot cancellieri uguale tot fascicoli; aumentando le macchine fotocopiatrici si aumenta il numero delle sentenze; eccetera. Adesso, peraltro, il programma sta diventando realtà.
Un dignitoso patteggiamento
Casciere, presidente della Camera penale di Avezzano, propone un patteggiamento, che è quella strategia che il difensore articola quando già si aspetta un risultato e cerca di trarre comunque il maggior beneficio per il cliente, se pena comunque deve esserci. Patteggiare con Sulmona potrebbe voler dire molto per Avezzano. Innanzitutto (come vediamo in altro articolo) potrebbe significare non dover prendere tutti i giorni fascicoli, codici e macchina per andare in una città terremotata.
Pare che l’idea all’avv. Leonardo Casciere sia venuta incontrando un collega di Sulmona sulle scale del palazzo di giustizia di Via Corradini, visto il “cul de sac” nel quale le proteste di peligni e marsicani si erano imbattute, con una opinione pubblica che non se li è filati per niente e che, soprattutto, indottrinata dai media più potenti, pensa davvero che eliminando i tribunali si eliminino pure i fascicoli e giustizia possa essere fatta con economia dei costi.
La Giustizia amministrata dall’alto del Gran Sasso
Oppure era già convinto da tempo e si è fatto un po’ di conti, per sé e per la sua città, per i suoi clienti, per un minimo di decenza del servizio Giustizia terrena, che non può essere amministrata dall’alto dei cieli o dall’alto del Gran Sasso su un territorio (la provincia aquilana) pari a metà dell’intero Abruzzo.
Un pragmatico, l’avv. Leonardo Casciere, che merita un invito particolare nella assemblea del 27 a Sulmona.






