Benedetto potrebbe essere l’eremo del Morrone

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Vescovo sindaco e papaIPOTESI DEL RITIRO IN CONVENTO DI PAPA RATZINGER

11 FEBBRAIO 2013 – Andò incontro all’esatto contrario del “bagno di folla” cui sono abituati i Pontefici romani da quando hanno intrapreso una promozione mediatica in tutto il globo: a Sulmona

una organizzazione fervente, ma controproducente, fece restare vuote decine e decine di sedie nella immensa Piazza Garibaldi: troppi filtri, troppi controlli, troppe credenziali. Alla fine la gente preferì vedersi al cerimonia alla televisione, soprattutto con i 40 gradi all’ombra. Il resto lo fecero le diocesi che non incolonnarono i parrocchiani nei pullman, pare per dispettucci da preti: risultato fu che dalle 50.000 previste con sicurezza arrivarono sì e no 15.000 persone.

Sindaco nel discorsoMa Benedetto XVI era convinto di quello che faceva: era venuto per umiltà, per ripercorrere le orme di Celestino V. Adesso sappiamo anche che aveva un’intima convinzione al di là di quello che dicevano i cardinali e la Curia: “Non abbiate paura di fare silenzio per ascoltare chi vi sta intorno” fu il messaggio più forte e più eticamente impegnativo che lanciò davanti alla bara con le spoglie di Celestino V, goffamente rivestite con la faccia di un cardinale che nulla aveva a che fare con il profilo di Pietro Angelerio e che assurse a tanto onore perchè aveva gratificato la città dell’Aquila quando vi era stato arcivescovo. Ma pur sempre si trovava davanti alle spoglie di una figura esemplare.

Ora Benedetto XVI ha fatto silenzio per ascoltare: magari non più la Curia, neppure i cardinali, più precisamente Dio, se ci riuscirà.

Dunque si può intravvedere in quella mattinata a Sulmona un esercizio spirituale del Papa per mantenersi degno di essere il successore di Pietro e vicario di Cristo senza farsi condizionare, pronto a dimettersi.

Ma andava letto un altro segnale in quel suo precedente desiderio di andare all’eremo del Morrone in una fredda mattina della primavera 2005, per raccogliere le forze ed ascendere al soglio pontificio con la spinta spirituale di Celestino, con una specie di viatico, che la neve accumulata da un marzo capriccioso non consentì.

Ora c’è tempo e motivo per prenotare una cella del convento accanto a quella di Celestino, senza pericolo che giungano come ottocento anni fa gli emissari del successore.

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