BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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RECENTISSIME DALL’IMPERO DI AUGUSTO

La grande componente mitologica delle opere di Ovidio è stato il viatico alla conoscenza del poeta sulmonese in tutte le epoca storiche, soprattutto nel Medioevo. Le “Metamorfosi” sono davvero un trattato di personaggi favolosi e di tradizioni grandiose che ispirano anche oggi molti artisti e molti umanisti.

Tuttavia è recente, anzi si può dire che profuma ancora di inchiostro, la produzione letteraria e storica intorno alla vicenda personale di Ovidio e alla sua ormai accertata contrapposizione all’ordine che Augusto avrebbe impresso all’Impero romano dopo la propria morte. Nel 2008 gli studiosi hanno ricordato il Bimillenario della relegazione di Ovidio (non era, infatti, un esilio, perché egli poteva conservare la proprietà dei suoi beni e la capacità di fare testamento).

Nel primo numero di questo giornale abbiamo riferito dell’importante intuizione del prof. Luciano Canfora sulla ipotesi che Ovidio avesse “ricordato” all’imperatore che il suo potere derivava da un colpo di Stato (per la morte quasi simultanea di due consoli che potevano essere di ostacolo e per il secondo attraversamento del Rubicone, nel 43 a.c.). Per l’interesse dimostrato da molti lettori torniamo oggi a parlare di Ovidio per sottolineare come occorra tener presenti anche i testi che riferiamo nell’articolo a fianco e l’altro, ancora di Luisi “Il perdono negato”, Edipuglia,  2001.

Si può ritenere che l’ultimo decennio abbia segnato una vera svolta nell’approfondimento di Ovidio “politico”, che si espresse nei versi sin dalla giovanissima età, come egli stesso ricorda, ma che dei versi fa strumento per sostenere una successione diversa ai vertici dell’Impero, fino al punto da usare un pericoloso parallelo tra Tiberio, che nel 6 d.c. abbandonò Roma per Rodi quasi in volontario esilio, e Menelao che viene considerato il vero artefice del tradimento di Elena verso di lui e, quindi, della disastrosa guerra di Troia, per essersi allontanato in altrettanto volontario esilio a Creta. C’erano orecchie che potevano intendere questo ingiurioso paragone e furono quelle di Augusto e di sua moglie Livia, diventata per questo irriducibile nemica del Sulmonese.