Cappelle Mazara, destini paralleli

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Fregio a Palazzo Mazara13 GIUGNO 2013 – Il Rotary ha riferito ai giornalisti sullo stato della campagna per la raccolta di fondi utili al restauro e alla conservazione della Cappella Mazara al cimitero (a sinistra: una decorazione dell’ngresso del Palazzo dei Baroni Mazara a Sulmona: un amorino intento in un disegno).

 

L’iniziativa del club di servizio è rivolta soprattutto ad impedire che uno dei più bei monumenti dell’arte funeraria in Abruzzo sia addirittura cancellato dal degrado inarrestabile: le condizioni della stessa stabilità dell’edificio sarebbero peggiorate di parecchio negli ultimi anni. Certamente, scomparendo la “Cappella Mazara” si perderebbe il maggior punto di riferimento del cimitero, alla fine del viale di cipressi e poco prima del grande prato per le inumazioni. 

La “Cappella dei Baroni Mazara” è stata legata allo stesso destino “cinico e baro” di un’altra cappella, una autentica delizia che i Sulmonesi non conoscevano e che è stata disvelata ai più nel recente restauro del Palazzo dei baroni, a Largo Mazara, per impulso della “Progresso” che ha allestito una moderna casa di accoglienza per anziani nello scorso settembre. Il piccolo luogo ove si raccoglievano in preghiera le molte anime ispirate, nei secoli nei quali si usciva poco e si doveva avere un luogo di preghiera nel palazzo, è rimasto come era e, per carenza di fondi, non ha subito restauri.

Destino parallelo, dunque: senza sforzarsi a leggervi una predestinazione, si deve invece molto laicamente concludere che per mantenere al loro alto livello queste creazioni dell’arte sono necessarie risorse. Quelle dei Mazara si era esaurite da tempo: come quelle dei Sardi, del resto, che solo per essersi estinti non hanno assistito al degrado del palazzetto settecentesco lungo la via delle Marane. Ci vogliono grosse cifre anche per un temporaneo maquillage della Cappella al cimitero ed è importante che il Rotary riesca a convincere gli imprenditori, le banche se esistono ancora nel territorio ed hanno interesse a conservare le cose belle, come succede nelle città di antiche tradizioni degli istituti di credito. Purtroppo la cappella funeraria dei Mazara non è fatta solo del marmo impenetrabile delle sue colonne, messo lì forse a sfidare il tempo e ad accompagnare i morti verso l’eternità, senza mai scalfirsi o prendere dell’opaco. Quello non ha bisogno di belletti o iniezioni di cemento. Ma tutto il resto, tutto quello che hanno fatto e incollato e intarsiato gli uomini, ha bisogno di manutenzione. A Sulmona, come a Siena, come a Perugia.