CERTAMEN – NON SPARATE SULLA CROCE ROSSA

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PEREGRINAZIONI DEL LICEO E BENDATURE VARIE

12 APRILE 2014 – Parlando della dolorosa situazione di un Liceo Classico “Ovidio” che dal 2009 è sfrattato dal collegio dei Gesuiti in Piazza XX Settembre, l’animatore del “Certamen Ovidianum”, prof. Sandro Colangelo, ha riferito del peregrinare degli allievi, “prima ospitati nell’istituto d’arte “Gentile Mazara” e poi nei locali che erano la sede della Croce Rossa; e ho detto tutto”.

Beh, va bene, una benda da medicazione non aiuterà a leggere i classici, ma quante bende hanno propinato alcuni professori del Liceo anche prima che il terremoto andasse a svuotare della sua anima, cioè dell’anima di chi studiava e ascoltava anche con interesse, il bel palazzo a tu per tu con le spalle possenti della statua del Ferrari?

Ci sono stati professori, e fra questi non era certo Colangelo, schierati con i maoisti per comodità e quieto vivere, quando i figli di papà portavano l’eschimo e si esibivano in patetici lavacri di coscienza cercando di coinvolgere diffidenti lavoratrici dell’Ace. E “abbiamo detto tutto”.

Poi quegli eschimo, quando l’Ace è stata chiusa, si erano già trasformati in colletti bianchi o stirati camici di medici. Ci sono stati, prima ancora, accigliati studenti che recitavano la protesta per Trieste libera perchè quella faceva parte del programma della Democrazia Cristiana: e quando, negli ultimi anni Settanta, è stato sottoscritto il trattato per la “Zona B”, quegli albagiosi studenti già pensavano da un pezzo ai loro studi professionali, al riparo dalla bora. E “abbiamo detto tutto”.

Ci sono stati intrighi, del tutto sconosciuti a Colangelo che è adamantino, per modulare votazioni e bocciare studenti che meritavano di essere bocciati non più di altri che hanno ottenuto la sufficienza e un caso eclatante di una commissione esaminatrice (v. “CERTAMEN- Il Liceo, prima scuola di scempi”)  che fu riformulata per uno scandalo che stava per scoppiare per una traduzione introdotta furtivamente, risolto con l’allontanamento di un giovane e coraggioso professore di greco che dovette andarsene. E “abbiamo detto tutto”.

Come avviamento alla vita il liceo “Ovidio” è stato perfetto, nel senso che è servito a rendere gli allievi  impermeabili al giudizio di chi non merita di giudicare. E in questo il Sessantotto lì ha raggiunto il suo obiettivo vero, quello genuino e senza sovrastruttura, che è, pensiamo, il non dare troppo credito ad una selezione fatta con i metodi usati in una società non meritocratica e spesso solo clientelare, quella nella quale, poi, i diplomati dell’”Ovidio” hanno dovuto inserirsi ed hanno potuto, proprio perchè impermeabilizzati, fatto bene il loro mestiere “a prescindere”.

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