UNA CELEBRAZIONE CHE VIOLENTA I DUEMILA ANNI ESATTI DALLE “LETTERE DAL PONTO”
8 DICEMBRE 2012 – Va bene che per un bel po’ ai primi tre posti della classifica dei libri più venduti abbiamo notato le “cinquanta sfumature” di tre colori diversi, ma tutti incardinati per narrare l’erotismo; va bene che a guardarla con un po’ più di attenzione quella signora con il bambino faceva finta di girovagare in libreria e rispondeva distrattamente alle domande del piccolo, ma poi si è fiondata sulle tre cataste di sfumature e non se ne è distaccata se non per andare alla cassa e pagare tutte e tre le descrizioni dell’eros; ma che si debba legare il nome di Ovidio ad una specie di sagra dell’eccitazione, tra cibo ed alcol, è qualcosa che propone il poeta sulmonese in una veste addirittura volgare ed utilitaristica. Hanno un gran dire, a “Fabbricacultura” che così si fa il turismo; a duemila anni precisi da quando Ovidio nell’autunno del 12 d.C., dignitosamente piangeva da Tomi condannando il “carmen”, sembra quasi un tradimento del vero significato della poesia impegnata del vate sulmonese.
Si tenterà anche un matrimonio tra confetti e vino, che peggio non potrebbe essere: qualcosa che solo a pensarci fa venire la gastrite. Il tutto passando, neanche a dirlo, per la “cena afrodisiaca”; non osiamo immaginare cosa possa capitare all’ignara fanciulla che si trovasse a passare davanti al ristorante se per caso si eccedesse in porzioni. Tutto questo in nome di chi? Roba da chiedere l’espatrio verso Tomi…






