Chiamata alle armi e rischi del Brancaleone

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31 DICEMBRE  2011 – La “chiamata alle armi” per la salvaguardia del tribunale di Sulmona dovrebbe essere un po’ più consapevole.

O quanto meno dovrebbero essere più informati quelli che la evocano come necessità assoluta.

Per esempio, si dovrebbero conoscere gli orientamenti dei Comuni dell’area del Parco nazionale, massicciamente assenti al “consiglio comunale esteso” del 27 dicembre scorso al palazzo dello sport. Se quelle popolazioni non riconoscono più il ruolo di Sulmona quale centro aggregante, se ne individuino le cause e si cerchi un colloquio. Va bene la ramanzina al commissario prefettizio che ha preso l’iniziativa di optare per Avezzano in caso di soppressione del tribunale di Sulmona. Ma un incontro a palazzo San Francesco con Villetta Barrea, Opi , Civitella Alfedena etc, tra Capodanno e l’Epifania non sarebbe sbagliato, se non altro per capire se alla base della nota del funzionario c’è una effettiva opzione del Comuni del Parco per la Marsica.

Le battaglie per la sopravvivenza sono impegnative; le guerre ancora di più. Le crociate fondate sulla fede e sulla forza della parola sacra, poi,  possono diventare addirittura pericolose, come con efficacia ci ha fatto vedere Monicelli nelle avventure di Brancaleone. O come l’Italia ha sperimentato con l’esercito di tanti milioni di baionette. Una rotta d’ossa per non aver studiato prima il problema è proprio quello che non serve alla Sulmona di adesso