Cialente alla guerra dei balconi

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SI COSTITUISCE PARTE CIVILE NEL PROCESSO SUGLI APPALTI

5 OTTOBRE 2014 – Da domani saranno sottoposti a sequestro gli ottocento balconi che a cinque anni dalla costruzioni delle palazzine per i terremotati aquilani, hanno denotato gravi pericoli di cedimento (ed uno è proprio crollato).

Il provvedimento viene dalla magistratura, che ha anche disposto una indagine per esaminare la sussistenza di responsabilità penali nella realizzazione e nella consegna delle costruzioni. Il sindaco dell’Aquila, Cialente, ha annunciato oggi che il Comune si costituirà parte civile in tale procedimento, affermando che lo si deve ai cittadini.

Essendo fallite tutte o quasi tutte le ditte che hanno eventuali responsabilità contrattuali per quei balconi si dubita seriamente che sarà recuperato anche solo quello che potrebbe spettare per i vizi o difetti; figuriamoci quanti soldi potranno esserci per risarcire gli altri danni. Annunciare la costituzione di parte civile ha solo il sapore di una ostentazione per cercare di placare il giusto risentimento dei contribuenti italiani, costretti a pagare l’avvìo di una ricostruzione intrapresa con il piede sbagliato e proseguita anche con gambe e testa sbagliatissime. Tra l’altro, costituirsi parte civile significa non intraprendere subito una azione concreta davanti al giudice civile, per quanto disperata data l’insolvenza di chi dovrebbe risarcire.

Però, come è noto, dirle in faccia al sindaco dell’Aquila significa compiere il particolarissimo reato di lesa aquilanità, che comprende tutte le fattispecie che vanno dal semplice dissenso alla critica velata, dal suggerimento sommesso al consiglio timorato; figuriamoci la pernacchia manifesta. Poi qualcuno spieghi al sindaco dell’Aquila che costituirsi parte civile non ha il significato di una fiaccolata delle tante organizzate all’Aquila e non si promuove una costituzione di parte civile (che costa bei soldini) perchè lo si deve ad una cittadinanza: alla cittadinanza si dovevano i controlli sui balconi prima della riconsegna dei lavori, da chiunque fossero dovuti e previsti per legge.

Ci hanno tanto riempito di simbolismi e riti, dalle carriole al popolo delle agendine che dubitiamo seriamente che si stiano impegnando per trovare le aule nelle quali ospitare i tribunali di Avezzano e Sulmona.