Cialente si dimette. Chi ricostruisce L’Aquila?

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11 GENNAIO 2014 – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, si è dimesso dalla carica: lo ha annunciato in una incontro con la stampa oggi pomeriggio. Ha anche detto che né il governo Berlusconi, né il governo Monti lo avevano lasciato senza risposta (addirittura senza rispondere al telefono), cosicchè le su dimissioni assumono più il significato di una protesta contro il governo Letta e contro il ministro Trigilia, che improvvisamente ha rinunciato alla sua visita a L’Aquila e che ha sostenuto che occorre ridurre i finanziamenti per la ricostruzione. Un nome che circola per la sostituzione del sindaco dell’Aquila è quello di Giovanni Lolli, giaà parlametnare del PD.

Il passo delle dimissioni va pur sempre rispettato, tanto più che Cialente ha dichiarato di aver perso tutto; in effetti il quadro che si presenta per la città dell’Aquila è dei più tetri. Alle macerie si aggiunge lo sconforto di non poter contare su una classe politica locale che sappia darsi una regola, perchè anche coloro che non sono avvolti nelle indagini (e Cialente è uno di quelli che non hanno ricevuto avvisi di indagini) non sanno fino a che punto possono contare sui collaboratori più stretti.

Per ricostruire una città non bastano cinque o dieci persone: secondo le regole della democrazia ce ne vogliono molte di più e tutte debbono essere affidabili. Se si parla di diecimila o ventimila euro che avrebbero soddisfatto questo o quell’arrestato si ha una idea più precisa di come il fenomeno possa estendersi a macchia d’olio, oppure sia già esteso a macchia d’olio. La relativa modestia delle somme che sarebbero state pretese (o percepite) e che hanno portato alla operazione “Do ut des”, lungi dal rassicurare, allarma di più, perchè non basterà aggredire un vertice o un angolo dove si annida il malaffare: che non sia il caso di commissariare una città, soprattutto se pretende i soldi di tutti gli Italiani?