Nessuno si indigni se chiude una libreria

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LA LENTA TRASFORMAZIONE DI PIAZZA XX SETTEMBRE

11 GENNAIO 2014 – Si sarà scritto un po’ troppo sulla chiusura di una libreria: si è detto che non è una salumeria (e non è una scoperta); si è aggiunto che se ne va un pezzo della città che la ospitava (e non è una riflessione originale); si è pontificato sulla trasformazione del mercato dei libri, che adesso si vendono on-line (e questa è una cosa nuova, tanto nuova che non riesce ancora a convincere nessuno, ma è vera). Gli scaffali vuoti di una libreria in pieno centro storico scuotono parecchio, perchè dànno l’impressione che c’erano dei libri che potevano migliorarci, o soltanto occupare un nostro tempo indefinito che però ci aiutava a maturare.

 

 

 

 

E’ successo questo a Piazza XX Settembre, oggi, quando sembrava che il punto di riferimento dell’arte libraria (proprio così, perchè a lungo la libreria Di Cioccio è stata anche casa editrice, prima di cedere il posto alla sola vendita di libri) dovesse durare a lungo, forse sempre. E invece l’ombelico della lettura è caduto sotto l’effetto dell’impulso del mercato, che ha già fatto vittime illustri e non più recuperate:  prima un salone di barbiere, che sembrava adatto a dare ambiente e chiacchiere consone ad una grande opera lirica, con gli specchi e le cornici liberty; poi una tabaccheria che metteva insieme chi comprava sigarette sfuse e incalliti fumatori di stecche intere di nazionali senza filtro per consumare le chiacchiere non scambiate al barbiere; poi un ristorante famoso, uno di quelli che richiamano i ghiottoni di altre città e dànno lustro alla piazza, alla città e alla regione che li ospitano; poi un altro tabaccaio (potevano convivere uno di fronte all’altro? sì, ce n’era per tutti); poi… vedremo a chi toccherà lasciare Piazza XX Settembre, quella che era considerata il salotto cittadino, niente a che fare con la dispersiva Piazza Garibaldi, dove chi andava a comprare le sigarette non riusciva a sbirciare chi si fosse gustato un caffè e si intratteneva in cerca di chiacchiere.

Aveva molto di sana abitudine del sud comprare un libro e leggerlo al “Gran Caffè”, come avrebbe fatto Tomasi di Lampedusa quando scriveva “Il Gattopardo” e in libreria trovava amici e confronti e come fanno ancora molti intellettuali che hanno anticipato lo psichiatra Vittorino Andreoli che oggi alla domanda su quale vizio aiuti la mente ha risposto senza esitare: “L’otium, quello che consente di pensare prima di agire, che consente di stare fermi e riflettere, invece di agire sempre e comunque per poi farsi le domande sulle proprie azioni”. Sarà difficile che una libreria sia soppiantata da un “pensatoio”: tutt’al più da un “fast food”. E c’è poco da indignarsi, perchè è la più logica delle conseguenze dell’acquisto su internet, saltando il caffè, il tabaccaio, il ristorante, per andare a leggere… soltanto un libro.