COLAPIETRA MILIARE PER SULMONA CAPOLUOGO

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LO STORICO AQUILANO VALORIZZA IL RUOLO DELLA CITTA’

20 MARZO 2013 – Raffaele Colapietra, storico dell’Aquila, autore di più di cento monografie sull’Abruzzo e la sua evoluzione culturale e sociale (tra le quali una imponente su “Storia del Mezzogiorno”, 19 volumi di Editalia a cura di Giuseppe Galasso e Rosario Romeo) è tornato sul ruolo di Sulmona e, in una intervista a “Il Messaggero”, ha detto che questa città è il vero capoluogo d’Abruzzo. Nella scorsa estate Colapietra, sempre al “Messaggero”, aveva focalizzato il problema dell’accorpamento delle province, assecondando il dibattito che si andava sviluppando sulla riforma in atto (poi naufragata) ed aveva notato come la città peligna fosse direttamente da collegarsi a Lanciano, in quanto entrambe le realtà hanno una identità omogenea, dominata dalla Majella, cui fanno da corollario importanti ed estese zone prettamente e caratteristicamente abruzzesi, come l’Altopiano delle Cinque Miglia e il Parco Nazionale d’Abruzzo (rimandiamo, al riguardo a: “Colapietra: Sulmona potrebbe stare con Lanciano”). L’affermazione di Colapietra di queste ore è il punto di approdo di un suo lungo ed analitico percorso, confortato da tutte le componenti poliedriche degli studi di sessanta anni.

Raffaele Colapietra è stato conosciuto dal grande pubblico per il film “Draquila” di Sabina Guzzanti: impossibile non riconoscerlo nel professore che si ostina a vivere nella sua casa terremotata al centro dell’Aquila, aggiustata con l’applicazione di due o tre travi di ferro del costo complessivo di quattromila euro (“se esco da qui so che non potrò mai più farvi rientro”). Ma Colapietra viene da lontano e certo la sua storia non può essere valutata solo per quello che ha detto al microfono di un film, pur di grandissima levatura e da contenuti acutamente giornalistici. Lo studio “Abruzzo Citeriore – Abruzzo Ulteriore – Molise”, inserito nella “Storia” di Galasso e Romeo, per quanto apparisse una definitiva summa di uno studioso, è stato seguito da decine di interventi, ciascuno dei quali ha il pregio della rinnovata meditazione sui capisaldi (che sembrano scarsi, ma che sono praticamente innumerevoli) del passato medievale abruzzese, di fatto consegnati all’era moderna e contemporanea quasi in frigorifero per l’atavico isolamento di molte parti dell’Abruzzo.

Il coraggio di volare sopra i campanilismi

Ed anche la rivoluzionaria sua affermazione secondo la quale l’Abruzzo, in realtà, non è una regione come può intendersi secondo la consueta accezione, sta a significare che lo storico ha inteso, nella sua età posteriore anche alla cosiddetta maturità, rimettere in discussione molti degli approdi convenzionali della stessa storia regionale. Uno spirito effervescente, di certo, che non per niente ha citato un verso di Ovidio quando l’anno scorso ha ricevuto un prestigioso riconoscimento (l’onorificenza dell’Ordine della Minerva conferitagli dall’Università “D’Annunzio”; si veda “Colapietra cita Ovidio ricevendo la minerva” nella sezione STORIA di questo sito) e che ha saputo volare ben al di sopra dei campanilismi, come dovrebbero fare tutti quelli che per elezione costituiscono la coscienza storica di una società.

La questione è che, come tutte le grandi affermazioni di contenuto fortemente culturale, l’incisiva asserzione del prof. Colapietra non trova neppure un sindaco a valorizzarla, perchè Sulmona è ancora di nuovo commissariata; e soprattutto non trova neppure una forza politica a raccoglierla. Solo qualche movimento di opinione, come “Ripensiamo il territorio” che oggi, con un comunicato del dott. De Luca, ha raccolto la straordinaria esternazione di Colapietra.

Le colpe delle segreterie dei partiti

Ma del ruolo di Sulmona, del suo compito di importante cerniera con un Molise che vuole ricongiungersi all’Abruzzo, tutte le segreterie dei partiti hanno ignorato persino i rudimenti, come con ostinazione hanno ignorato le aspirazioni della città, pure manifestate dal sindaco, di abbandonare la provincia dell’Aquila: anche in questo i partiti espletano una azione frenante per la conservazione dello status quo (come fu per la formazione di nuove province negli anni Ottanta, mentre altrove in Italia si costituivano a capoluogo anche paeselli sconosciuti). E forse anche per questo debbono essere definitivamente superati con la valorizzazione di movimenti innovativi e destrutturati, basati sull’apporto di idee e, perchè no, sul volontariato politico. Anche di questo si dovrebbe parlare in vista delle elezioni di maggio.