Quando anche una senatrice ha diritto alla privacy

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I CONTI DELLA BOUTIQUE E IL GIORNALISMO

19 MARZO 2013 – Abbiamo ricevuto il cortese invito del presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo per un attestato di anzianità dell’iscrizione:

nessun merito particolare, sono solo passati 40 anni, è un riconoscimento che è legato al tempo. Questo ci consente, però, di sfoderare delle credenziali se parliamo di come il giornalismo sia cambiato. E sia peggiorato, se si dà un’occhiata al caso di Paola Pelino, neo-senatrice, da noi fatta oggetto, su questo sito, di critiche asperrime per la sua complicità, non smentita, né smentibile, nel danneggiare Sulmona che l’ha eletta. Ha votato una legge che raderà al suolo tutte le attività connesse al tribunale, che poi sono l’unico appiglio alla vita di una cittadina illusa con l’industrializzazione.

E, invece di spiegare come e perchè si è comportata in questo modo maramaldesco ed ha assecondato il volere di chi aveva in mano la sua ricandidatura tradendo i suoi stessi elettori (che peraltro l’hanno ri-votata, e con maggiori consensi, confermando la vocazione masochistica di certi sulmonesi), deve spiegare (e, quel che più colpisce, spiega davvero) come e perchè non abbia pagato il conto della boutique di Pescara. Avrebbe acquistato dei vestiti, che un giornale oggi si compiace di descrivere nei particolari, e avrebbe cincischiato al momento di pagare. Non meglio si sono comportate altre fonti giornalistiche cittadine, che nulla avevano detto sul disinteresse della Pelino nella battaglia per la conservazione del tribunale e men che meno le hanno rimproverato durante la campagna elettorale di aver votato per la soppressione. Insorgono adesso per questioni… di bottega.

A noi sembra che il punto qualificante del giornalismo sia il saper tenersi a distanza dalla sua degenerazione, che è il pettegolezzo. Dei conti presso i fornitori Paola Pelino non deve dare nessuna spiegazione; dei danni alla città dovrebbe darla. Ma, in questo capovolgimento epocale di prospettiva, finisce che risponde al pettegolezzo e nulla dice della spallata decisiva per abbattere l’economia cittadina. Non dipende da lei, ovviamente, perchè se riceve una serie di domande risponde a quelle che le danno più spazio per raccontare a modo suo cose non verificabili; quindi si sceglie il campo e mette nel sacco gli spiritosi che pensano di aver trovato un watergate e che invece le danno la possibilità di sviare i problemi di fondo.