COMPENSATIO DAMNI CUM DAMNO

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LE FROTTOLE DELLE “CATEGORIE PRODUTTIVE” PER FAR PASSARE LA LINEA DELLA CENTRALE DI SPINTA PER IL METANODOTTO

21 MARZO 2023 – E’ tornata in auge l’ipotesi di una “compensazione” che la Snam dovrebbe pagare per costruire la centrale di spinta del metanodotto. Ne sono assertori alcuni attori sulla scena sociale che per molto tempo hanno taciuto: alcune frange di commercianti, imprenditori. O almeno le loro associazioni rappresentative. Giungono ad affermare che non sarebbe il caso di proporre il ricorso al Tar per non perdere l’occasione di ottenere somme di denaro dalla Snam. Narrano i legulei che da un danno può derivare un vantaggio e che tra i due eventi possa esserci la compensatio lucri cum damno.

Il punto più debole di questa posizione sta nell’assoluta inconsapevolezza sul destino delle somme che si otterrebbero dalla Snam.

Qualcuno sa che fine abbiano fatto le compensazioni pagate dal Cogesa per i malsani odori diffusi nel territorio comunale (in particolare alla frazione delle Marane)?

Oppure non si sa che è costume di ogni amministrazione mettere le “entrate” nel calderone e poi spenderle come più fa comodo oppure secondo le urgenze?

Se questo è un dato di fatto accertato, la scelta di incassare le compensazioni è più un modo di assecondare la costruzione della stazione di spinta per scelta aprioristica, staremmo per dire ideologica: un po’ come se desse fastidio la battaglia di tutela ambientale, un po’ come a voler sotterrare i molti errori che alcuni partiti e in specie alcuni politici hanno commesso da quindici anni a questa parte.

Quella che ormai è diventata una palese arrendevolezza contrasta visibilmente con quanto sta succedendo a Piombino, dove da qualche giorno si è collocato un rigassificatore nel porto, su una nave. Dovrebbe rimanervi non più di tre anni. Ma ha provocato la reazione fiera del sindaco, il quale non vuol soggiacere alla decisione del governo, che poi è espressione del suo stesso partito, Fratelli d’Italia.

Invece di intraprendere una forte battaglia per far valere le molteplici controindicazioni alla costruzione della centrale di spinta (presenza dei parchi nazionali a ridottissima distanza; quasi certa presenza di siti archeologici), si opta per una “compensazione” che lascerà in eredità ai Sulmonesi di domani il grave fardello di un impianto altamente inquinante. Per giunta, rinunciando pure al ricorso al Tar. E’ proprio diventata la terra di nessuno questa Valle Peligna?

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