Con il tribunale di montagna la sentenza non ci guadagna

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ESILARANTE PROPOSTA DEL MINISTRO RACCOLTA DALLA SEN. PEZZOPANE

5 OTTOBRE 2013 – Se avesse glissato su quella idea balzana del ministro di giustizia di istituire i “tribunali di montagna”, la sen. Stefania Pezzopane avrebbe ottenuto il risultato di dieci interrogazioni o interpellanze parlamentari.

Invece, l’ex presidente della provincia di montagna ritiene che si possa spacciare come soluzione quella di applicare una etichetta che è per due volte dannosa.

Innanzitutto perchè tutto quello che sa di montagna è anche piuttosto incompatibile con gli assunti lineari nelle tesi e antitesi giuridiche. Abbiamo, infatti, sentito e letto che una certa affermazione si pone sul piano dei diritti o degli interessi; non abbiamo mai potuto collocarla su un altipiano dei diritti o degli interessi. E poi, va’ a dimostrare, in un tribunale di montagna, che le tesi dell’avversario naufragano in un mare di controsensi. In definitiva, se ha tutta questa voglia di classificazioni, la senatrice cominci con la Corte d’Appello dell’Aquila, che più di montagna non potrebbe essere rispetto a quello che già è; la definisca “Corte d’Appello di montagna” e vedrà quanti voti degli avvocati aquilani prenderà alle prossime elezioni in senato. Già in Corte di Cassazione le sentenze della Corte d’Appello dell’Aquila vengono stroncate che è una meraviglia, figuriamoci quando a Piazza Cavour arriveranno i fascicoli della “Corte d’Appello dell’Aquila – di montagna”.

In secondo luogo, seppure volessimo smettere di scherzare (ma Orazio diceva che la sua satira “ridendo castigat mores”), la bella citazione della sen. Pezzopane non cessa di rimanere nell’ambito delle tante cose inopportune che ha detto da quando ha incominciato a fare politica e soprattutto da quando ha cominciato a parlare di problemi di Sulmona. Non ha neppure letto che gli stessi avvocati di Sulmona hanno giocato quella che definiscono la carta più importante per il tribunale: riprendersi i territori delle ex preture di Torre de’Passeri e di Popoli, strappati dal Duce per fare la provincia di Pescara. Questa sì che sarebbe, se Pezzopane non lo sa come non lo sa Cancellieri, la riforma delle circoscrizioni per mettere i tribunali al servizio dei cittadini e non dei giudici; ma sulla voglia di approfondire le tematiche del tribunale di Sulmona da parte del ministero di giustizia è meglio stendere una trapunta pietosa. 

Dunque, che cosa c’entra il tribunale di montagna con le aspirazioni di Sulmona? Stefania Pezzopane ha mai visto uno “ski lift” alle gole di Popoli o a Bolognano? La Cancellieri non saprà neppure dove stanno le Gole di Popoli e l’”Insula casearia” vicino all’Abbazia (non ne diciamo il nome, provi a indovinarlo; vedi che non lo sa?) e in parte è giustificata, ma l’ex presidente della Provincia, impegnata ad escludere Sulmona dalla mappa degli interventi più danarosi del post-sisma, almeno avrà visto che Bussi stava nel “cratere”, Popoli c’era, poi d’incanto Pratola e Sulmona no, e di nuovo Bugnara sì. Quindi sarà andata con il millimetro sulla cartina, se non addirittura col metro sui posti: a misurare la faglia, a scrutare le crepe del terreno. Ha dimostrato una conoscenza dell’orografia da far impallidire Antonio De Nino e Giovanni Pansa messi insieme e ci viene a parlare di Sulmona come tribunale di montagna?