CONTATTI TRA IL MOLISE E L’ABRUZZO MONTANO PIU’ SVILUPPATO

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Isernia corteggia l’Alto Sangro. E Sulmona che fa?

Sono d’attualità le dichiarazioni del vice-sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, e del sindaco di Roccaraso, Armando Cipriani, per il passaggio alla provincia di Isernia.

320px-Valle-del-Alto-Sangro Il primo ha incontrato il presidente della provincia molisana, Luigi Mazzuto; il secondo ha detto chiaro e tondo : “Vista la considerazione di cui godiamo presso gli amici dell’Aquila, Abruzzo ciao”, come riferisce Il Centro, nell’articolo a firma di Loretta Montenero. Cipriani, che tra l’altro è un noto imprenditore turistico di Roccaraso, ha evidenziato la totale assenza  da Roccaraso del presidente della regione. “Se queste sono le condizioni –  ha concluso – togliamo il disturbo” . Variegata è la posizione degli altri sindaci, ma il dato allarmante è che, secondo una valutazione peraltro non rigorosa, l’83% dei residenti a Castel di Sangro preferirebbe approdare in Molise.

La ipotesi del 1981 di costituire una provincia del Centro-Abruzzo con capoluogo a Sulmona non era solo una esercitazione accademica o una velleità. Aveva il pregio di non permettere che il territorio venisse dilaniato dalle aspirazioni centrifughe delle fasce marginali. Già allora si parlava di una migrazione dell’Alto Sangro nel Molise, perché Isernia era più vicina dell’Aquila. Ora se ne parla con maggiore impegno, perché, a stare alla proposta di legge per la soppressione di province con meno di 220.000 abitanti, Isernia rischia di perdere la sua autonomia. Quindi farà di tutto per convincere i sindaci di Castel di Sangro e di Roccaraso (per rimanere ai centri più importanti, ma anche gli altri paesi hanno il loro ruolo in questo piano) a spostare i confini della regione fino al Piano delle Cinque Miglia, cioè fino a un tiro di schioppo da Sulmona. Bel risultato per chi disse che in Abruzzo non andavano istituite altre province, perché in Italia non si sarebbero istituite altre province (poi se ne istituirono una decina); ma soprattutto bel risultato per l’Abruzzo, che su quei territori deve contare per il suo equilibrio e per evitare, quindi, che la prevalenza della fascia costiera si consolidi a tal punto da rendere le valli interne poco più che appendici irrilevanti nello sviluppo e nelle scelte strategiche dell’economia.

In un contesto del genere, si segnala anche l’iniziativa, valutata e sostenuta dalla Associazione culturale “Insieme per il Centro-Abruzzo”, che lo scorso 18 maggio ha definito “sempre più plausibile l’ipotesi come via di fuga per uscire dal buio, l’andare verso un sistema di pianificazione territoriale più aperto alla speranza ed al futuro, ovvero il desiderare di avviare le procedure per l’annessiione del Centro-Abruzzo alla provincia di Pescara”. Si verrebbe a costituire – secondo l’associazione – un asse portante “mare-monti” propulsivo non solo per il Centro-Abruzzo bensì per tutta la Regione. Le caratteristiche di una città moderna come Pescara potrebbero integrarsi con quelle di una città tra le più antiche della regione, come Sulmona.

Ogni ipotesi di riforma dei confini amministrativi della regione abruzzese è stata finora sottovalutata o volutamente censurata dalle forze politiche, che si rendono interpreti delle necessità di conservare “status” funzionali agli assetti interni dei partiti. Ma nel momento nel quale una provincia come Isernia intensifica i contatti con i rappresentanti delle comunità abruzzesi per attirarli in quel territorio, non si può ancora far finta di non guardare e di non sentire e, di fronte ad una scontata e prevedibile diffidenza degli organi regionali e provinciali dell’Aquila, è il sindaco di Sulmona che deve prendere l’iniziativa di tenere saldo e compatto il territorio del circondario.

Federico deve costituire un organismo di immediata e continua consultazione tra i sindaci; deve indire riunioni mensili per l’esame di ogni tematica in ordine al funzionamento degli enti esponenziali del territorio e degli stessi enti pubblici che debbono garantire i servizi. Deve fare, insomma, da presidente di un territorio nel quale comunque continuano a riconoscersi come abruzzesi gli abitanti dell’Alto Sangro. L’iniziativa di costituire una provincia di Sulmona fu sostenuta nel 1982 dal Presidente del Tribunale di Sulmona, Luigi Ragni, che è di Bari e non poteva essere tacciato di campanilismo; ora è comunque una carica istituzionale che deve ricoprire il ruolo di personaggio-guida. E deve considerare senza pregiudizi il passaggio della città di Sulmona alla provincia di Pescara. Non è detto che sia sicuramente un bene; ma non è da affermare con superficialità che sia sicuramente un male. Innanzitutto, significherebbe sottrarsi alla progressiva conquista del territorio da parte di una città, come Avezzano, che ormai ha polarizzato tutte le attività più rilevanti, sotto il profilo bancario, assicurativo, commerciale. In secondo luogo, l’ipotesi del passaggio alla provincia di Pescara indurrebbe la restante parte della provincia, compreso il suo presidente che pare abbia ancora bisogno del navigatore per fare visita al Centro-Abruzzo e all’Alto Sangro, a considerare che, in conseguenza del  parametro della popolazione, la stessa provincia dell’Aquila sarebbe a rischio di sopravvivenza.