CONTRO GLI INQUINAMENTI DI NUOVO IN TRINCEA

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10 APRILE 2010 – La proposta di costruire un inceneritore di rifiuti ospedalieri vicino alla stazione ferroviaria è l’ultima di una serie di assalti al patrimonio ecologico in nome di un incremento occupazionale irrisorio.

Adesso l’incognita è dietro ogni proposta di nuova industria. Negli ultimi dieci anni tutte le ipotesi per lo sviluppo economico del circondario sulmonese si sono appoggiate su impianti più o meno rilevanti sotto l’aspetto ambientale. E i sulmonesi si sono atteggiati a soldati di trincea che respingono gli attacchi.

Tanto per citare gli esempi più noti, l’elenco si compone di: cementificio, centrale di pompaggio del gas, vari tipi di discariche, l’accumulo di rifiuti radioattivi nel ventre di Colle San Cosimo e un sospetto innalzamento dei tumori a Pratola Peligna, oggi l’inceneritore dei rifiuti ospedalieri, che dovrebbe essere costruito in località Santa Rufina, nei pressi della stazione ferroviaria. Paradossalmente, da quest’ultima incursione sarà più facile tutelarsi perché è la più eclatante e non ha superato l’esame dell’impatto sull’atmosfera. Vale a dire che, pur avendo ricevuto i “visti” dalle “competenti autorità” per la localizzazione e, quindi, il rilascio di sostanze che possono essere inquinanti per corsi d’acqua, terreni, eccetera, non ce l’ha fatta per la componente di diossina (per esempio) che distribuirebbe in città come in periferia.

Si sostiene che Sulmona non può arretrare su posizioni di mero respingimento delle proposte e che, comunque, un minimo di inquinamento le industrie lo portano. L’argomento è assai fragile, perché di anno in anno e ad ogni “no” della popolazione è seguita una proposta peggiorativa e non risulta, per altro verso, che l’industria orbiti tutta sui rifiuti. Al contrario, gli insediamenti che vengono destinati in zone che hanno oppure non hanno un lungo passato industriale sono in linea con un livello medio di impatto ambientale e sono sempre accompagnati da un certo turn-over delle fabbriche dai fattori inquinanti medi o irrilevanti. Al comprensorio di Sulmona si è proposto finora di raccogliere i rifiuti solidi urbani provenienti da quasi tutta la provincia, compreso il capoluogo (e questa geniale idea è stata anche realizzata; nella foto l’impianto di Noce Mattei alle Marane); si è delineata la possibilità di un cementificio da collocarsi senza nessuna barriera naturale con il centro della città e, per giunta, a cinque o sei chilometri in linea d’aria (che è un nonnulla per il trasferimento di polveri sottili); si propone oggi di emettere in atmosfera i residui dell’incenerimento di rifiuti degli ospedali di tutta la regione a Nord del centro storico, quindi facendo del Corso, di Piazza Garibaldi, ma anche della zona Cappuccini il bersaglio facile nei giorni di tramontana.

Alla favola dei filtri e delle altre misure di prevenzione dovrebbero credere solo gli sciocchi, dopo l’esempio dell’impianto allestito alle Marane per smaltire i rifiuti solidi urbani, con gli odori nauseabondi che arrivavano fino alle prime case della periferia ad est della città; la verità è che la manutenzione di questi impianti viene lasciata al buon cuore  dei gestori e la conservazione dei livelli prescritti richiede ingenti costi. Quando si parla di trattamento di rifiuti non ci si può fermare all’analisi dei modelli progettati e conformi alle regole, ma bisogna scendere nel quotidiano e, soprattutto, nel futuro quotidiano. L’aiuto per respingere gli assalti all’arma bianca di questo tipo viene certamente da una valutazione terra-terra: questi impianti portano un incremento occupazione vicino al nulla e precludono lo sviluppo turistico. Chiuso il discorso.

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