D’Alfondo controllerà che gli operai si sporchino le tute di cemento

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Viadotto della Fondovalle Sangro

APPROVATO IL PROGETTO ESECUTIVO DELLA FONDOVALLE SANGRO: MA E’ SOLO UN PERSEVERARE NEL DISASTRO

20 DICEMBRE 2016 – L’Anas ha approvato il progetto esecutivo per il completamento della Fondovalle Sangro nel tratto tra la stazione di Gamberale e Quadri. Luciano D’Alfonso, presidente della giunta regionale, ha dichiarato, a chi gli teneva il microfono del TG3 senza fare domande, che vigilerà giorno dopo giorno per controllare che l’iter abbia buon esito e sarà presente per controllare che gli operai la prossima estate si sporchino le tute di cemento.

Dopo aver lasciato il presidente a sfogarsi con le immagini della parlantina che ha ripreso da Matteo Renzi e che dovrebbe capire che non portano bene, avremmo posto alcune domande a D’Alfonso.

Per esempio, se fossimo stati armati di microfono, gli avremmo chiesto se questa è una costruzione o una ricostruzione; se, cioè, la fondovalle del Sangro non sia stata già costruita negli anni Settanta e non se la sia portata a valle la Majella con il suo peso. Gli avremmo domandato se tutti i viadotti che svettano lungo il tragitto, marci ormai e con i ferri arrugginiti, non facevano parte del tracciato che proprio quaranta anni fa aveva fatto parlare di trionfo della ingegneria, come si espressero i big della politica chietina (nella foto: la bella fine che hanno fatto i viadotti della Fondovalle Sangro).

Se fossimo stati vicini al reggitore di microfono, lo avremmo scongiurato di chiedere se perseverare non sia diabolico, con i soldi di una comunità che non riesce a pagarsi gli ospedali e deve apportare i tagli alla sanità eliminando addirittura presidi ospedalieri. Magari, invece di far sporcare le tute di cemento, sarebbe interessante in Abruzzo incentivare i restauri di opere d’arte e la conservazione e il ripristino di monumenti che richiamano il turismo e che sono drammaticamente abbandonati: è più entusiasmante vedere qualche maglietta di restauratore con sbaffi di ocra, perché ogni euro speso per l’arte ripaga non si sa quante volte secondo la teoria del moltiplicatore. Sembra che questo D’Alfonso debba assistere alla costruzione delle piramidi oppure che debba indossare la toga imperiale per controllare che le pareti del Colosseo cadano a piombo.

Ma lui è una carta conosciuta; quello che non si riesce a capire è come possa l’Anas inabissarsi ancora nella ricostruzione su un tracciato che scende inesorabilmente a valle per leggi geologiche, quando per oltre 500 anni i collegamenti tra le sponde dell’Adriatico e del Tirreno sono passati sulle Cinque Miglia.

 

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