13 AGOSTO 2015 – Altra figuraccia per la maggioranza di Luciano D’Alfonso in Consiglio regionale ieri:
si prevedevano le ore piccole del giorno successivo ed è bastata poco più di mezz’ora per scoprire che il “governatore” dell’Abruzzo non ha più una maggioranza. E’ passato dalle percentuali bulgare del maggio 2014 a mendicare i voti di tre consiglieri resisi irreperibili per non essere raggiunti neanche telefonicamente. I progetti parolai di Luciano D’Alfonso non servono più neanche a coagulare un’accozzaglia di eletti in varie formazioni politiche senza programma, ma solo con organigramma che doveva servire a soddisfare rivendicazioni personalistiche.
Circondatosi di dignitari che, senza neppure essere stati scelti dalle urne, lo accompagnano nelle cerimonie pubbliche quasi come garanti (vescovi, parroci di campagna, funzionari e rappresentanti di varie istituzioni che con la propaganda personale del governatore non dovrebbero avere neppure un punto di contatto), Luciano D’Alfonso ha mancato il suo primario obiettivo che era quello della riforma dell’assetto della Regione; meno che meno ha potuto mettere in cantiere le opere che all’indomani delle elezioni regionali aveva annunciato. Adesso non può svolgere una riunione di consiglio regionale. Di lui rimarranno le interviste (delle quali sfuggono proprio le domande, essendo trasformate in monologhi) che recita a macchinetta al TG3; o le domande rivolte a bruciapelo a chi dissente dalla sua impostazione: “Lei che lavoro fa?” o affermazioni del genere “Lei mente”; oppure le frasi aggressive contro chi lo contesta in luoghi pubblici. Persino nella sua Pescara, a Piazza Unione, ha dovuto smettere di parlare per i fischi democraticamente espressi da chi si trovava in luogo pubblico.
Un risvolto positivo alla brusca interruzione del Consiglio regionale può venire dal fallimento delle riforme avviate da D’Alfonso a ritmo di tamburo: tanto quelle nella Sanità, con la soppressione di vari reparti e con il progetto di sopprimere gli stessi ospedali che non abbiano sede in capoluoghi di provincia; quanto quelle dei trasporti e dei collegamenti viari e ferroviari. L’Abruzzo potrebbe aver perso un anno e mezzo, ma potrebbe non perdere i tre anni e mezzo della legislatura già agonizzante se potesse contare su elezioni immediate.





