DAMNATIO MEMORIAE DALL’AQUILA SULL’AMICO DI SULMONA

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SCONCERTANTE SILENZIO DI SECOLI INTORNO AL VIAGGIO DI LEONARDO DA MILANO A SULMONA

22 LUGLIO 2014 – Andò bene a Leonardo da Vinci quando nel 1498 si mise in testa di visitare Sulmona senza neanche chiedere permesso all’Aquila.

Il manoscritto del quale diamo notizia nei due servizi a fianco tesse le lodi di Sulmona e non accenna neanche a L’Aquila. Nei secoli la vendetta è stata tremenda; e, come per Silvio Spaventa che da ministro del Regno aveva deciso di far passare due linee ferroviarie a Sulmona lasciando una sgangheratissima stazioncina per mezzi a diesel al capoluogo degli Abruzzi, la damnatio memoriae non ha subìto appelli, è stata definitiva.

Pare che, prima, dagli ambienti aquilani sia partita la diceria che la Gioconda non fosse di Leonardo, oppure che non era una donna; poi il genio è il genio e nessuno ha avuto più l’ardire di discutere sul punto; allora s’è detto che la Dama con l’ermellino non era proprio casta; ma niente, l’arte volava al di sopra, mica è la perimetrazione di un cratere sismico che può essere fatta per decreto con l’attento scopo di escludere proprio la città cara a Leonardo. Fino all’approdo delle voci sulla sodomia di Leonardo, pare suscitate in una chiacchierata ai Quattro Cantoni; bastava approfondire per capire che si trattava di una… cantonata, ma ancora oggi si alimentano. Di secolo in secolo, la mai rinnegata fascinazione del genio per Sulmona ha determinato misure drastiche, l’ultima delle quali è stata la rimozione del nome. Come il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha fatto rimuovere tutte le bandiere tricolori dai palazzi municipali, il nome del Leonardo rinascimentale sarebbe stato eliminato pure dalla lotteria più famosa, che sarebbe rimasta mutila, con il solo “Gratta”, se in Italia il gioco non fosse una cosa seria e guai a metterlo in dubbio oppure a limitarlo.

Avete mai sentito una conferenza della Deputazione di Storia Patria che abbia riguardato il viaggio di Leonardo a Sulmona? E un libro, una monografia, due appunti, un bisbiglio? Sulla mena delle pecore fanno congressi straordinari, ma su un Leonardo eccitato all’idea di viaggiare un mese pur di arrivare a Sulmona la consegna è stata drastica: “Ta da sta’ zittu”, che nel dolce stil novo aquilano dovrebbe significare: “Suvvia taci”.

Ora c’è da rallegrarsi che il manoscritto riposi a Londra. Gli aquilani sono stati capaci di mettere la faccia del Cardinale Confalonieri sul busto di San Celestino (e ancora nessuna celebrazione riparatoria è stata ordinata da un papa contro questa bestemmia): figuriamoci che fine avrebbe fatto il nome di Sulmona su un manoscritto conservato a L’Aquila…

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