Disoccupati e detenuti ? Ma lui parlava al mondo…

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I resoconti della visita del Papa hanno risentito molto della tendenza di attualizzare ogni discorso di Benedetto XVI ed ogni viaggio che egli compie. In realtà, la intensa, ma tuttavia breve giornata di Joseph Ratzinger a Sulmona non era certo rivolta alla conservazione del livello occupazionale oppure a determinare migliori condizioni di vita dei detenuti del “supercarcere dei suicidi”, come è stato definito l’istituto penitenziario, al quale, peraltro, un telegiornale nazionale ha riservato un servizio quasi più lungo di quello dedicato al Papa.

Basta leggere il discorso di Benedetto XVI per comprendere che ai pur pressanti inviti a considerare le attuali cause di crisi del territorio ha risposto con brevi accenni. Egli è venuto per manifestare al mondo il suo collegamento a Celestino V: ha parlato di “sobrietà” necessaria alla esperienza dell’uomo e di necessità di saper stare in silenzio per ascoltare non solo la parola di Dio, ma anche quella di chi “sta accanto a noi”: una impostazione umana e umanistica, che dimostra quanto siano infondate le critiche alla impostazione esclusivamente teologica del pontificato di Benedetto XVI. Ha parlato di “santità che non cade in oblìo”, riferendosi a quella di Celestino; ha parlato di dedizione dell’uomo alla ispirazione che imprime in lui Dio. Ha lanciato un ulteriore messaggio forte ai sacerdoti a “farsi testimoni chiari e credibili della buona notizia della riconciliazione con Dio”; ha esortato a non “cedere né al fascino della moda, né a quello della violenza o dell’imposizione” che fu, tra l’altro, l’imperativo categorico del “breve e sofferto pontificato di Celestino V”.

Per questo messaggio, evidentemente, Benedetto XVI è stato ascoltato nel mondo e di certo questi contenuti egli ha voluto imprimere. Il discorso di Sulmona, pertanto, rimarrà come una meditazione sull’esempio del papa eremita: qualcosa che, al di là della crisi occupazionale, della tutela dell’ambiente e dei disagi dei detenuti, rimarrà forse per altri 800 anni, quando si dirà che un papa è volato alle pendici del Morrone per dire che Celestino, pur abdicando, è stato l’ispiratore dell’ala spiritualistica (anche teologica, sì) della Chiesa del terzo Millennio. E il suo esempio è stata la principale àncora per conservare “credibili” i preti, anche nei tempi di bufera per loro.