E il Sindaco dov’era?

274

Come una vecchia zitella che vive del ricordo delle occasioni perdute o respinte e se ne orgoglisce, Sulmona rispolvera ogni tanto il mitico passato di centro di grande cultura, dalle potenzialità sconfinate, ma dai risultati magrissimi. Si culla nelle attenzioni che le riservò Giancarlo Menotti prima di allestire a Spoleto quello che doveva essere allestito vicino al monumento di Ovidio, nel teatro che aveva appena venti anni e un impianto e una tecnologia all’avanguardia. Pensa ancora all’alito della storia teatrale che l’ha lambita e si consola nell’accarezzare quello che “avrebbe potuto essere e non è stato”.

Ma non è un caso se le occasioni non hanno avuto seguito. In quella serata magica della “Prima” nel palco delle autorità, vicino a Riccardo Muti non c’era il sindaco di Sulmona, ma il Commissario prefettizio (peraltro ospite impeccabile), per una delle ricorrenti crisi che avevano paralizzato la vita politica della città. Il Maestro, esecutore di mille opere di Mozart e di Beethoven, richiesto soprattutto all’estero perché può permettersi di non accettare i compromessi propostigli in Italia, è anche un motore di iniziative per i giovani e prova ne sia l’ultimo lancio di una selezione di talenti in Salisburgo. La riconosciuta caratteristica acustica del “Caniglia”, che lo portò, quando si chiamava Teatro Comunale, tra i primi posti in una classifica per i luoghi lirici d’Italia (ora pare che le cose siano state peggiorate per il ritocco a linee di poltrone e rivestimenti ignifughi) avrebbe fatto il resto e la vicinanza con Roma avrebbe posto il sigillo per una scommessa sul futuro culturale di tutto l’Abruzzo. Ma, come al solito, la violazione degli accordi tra i partiti nella ripartizione del sottogoverno (un po’ quello che sta accadendo in questi mesi, perché le lezioni non si imparano mai), aveva privato Sulmona del proprio interlocutore più attento, di quello che avrebbe potuto coronare il proprio mandato amministrativo con la collaborazione con Muti, pur necessariamente confinato nel ruolo subalterno con un direttore di orchestra che la  bacchetta la usa pure sulle mani di un Capo di Stato.

Eppure il progetto di realizzare un laboratorio permanente del teatro poteva passare su quella scena, solo che ci fosse stato un interlocutore consapevole del valore e della potenzialità della occasione.

Un messaggio fu lanciato da Gigi Proietti, che non a caso citò Sulmona tra i suoi ricordi più belli. Energie Proietti ne ha spese in questi trenta anni che ci separano dalla prima di “A me gli occhi, please” e ne sta spendendo anche quando deve mandare giù bocconi amari come quello del “Brancaccio” di Roma. Ma in realtà, se pure un’altra persona del tutto diversa, dopo Menotti, dopo Proietti, dovesse subire il fascino del teatro di Sulmona, forse non ci sarebbe neppure un interlocutore tecnico che possa assecondarlo, anche in tempi di crisi con livelli di disoccupazione vertiginosi.

L’avv. Pasquale Speranza, Presidente del Teatro Club, suggerisce una ripresa della “Deputazione teatrale”, che sia il centro nevralgico del teatro e che sia intesa non solo come amministrazione, ma come motore di tutto l’apparato, quindi anche come fucina di idee e di valutazione delle occasioni, da affiancare all’organo politico. Un ritorno ai compiti che le erano affidati in tempi non lontanissimi, ma con un impegno sostanziale e non solo formale. Insomma, una occasione per studiare il futuro sulla scena del “Caniglia”.