La ipotesi di “naja breve” suggerita al Ministero
10 FEBBRAIO 2010 – In tempi ormai non più recenti ha ospitato anche ottocento militari che erano collocati con tecniche di economia di spazi molto selezionate. Era a tutti gli effetti una industria quando non c’erano le industrie, sebbene abbia apportato utilità marginali perché la paga di un soldato era di trecento lire al giorno e chi la prendeva, oltre tutto, poteva mettere il naso fuori della caserma solo poche ore al giorno e per giunta sotto gli occhi delle ronde, quelle vere. La paghetta se ne andava in sigarette e qualche panino o pizza al taglio. Ma la caserma aveva, comunque, un piccolo indotto. Per non parlare, comunque, delle molte famiglie di ufficiali e sottufficiali che vivevano di quella occupazione.
Era la fase più celebrata nella storia militare di Sulmona: Il XVII° Reggimento di Fanteria Militare “Acqui” derivava dalla Divisione “Acqui”. Era quello che rimaneva dopo la tragica vicenda di Cefalonia, dove migliaia di soldati italiani furono uccisi nei pressi della “casa rossa” all’indomani dell’8 settembre 1943 (quindi dell’armistizio e dello stato di confusione per la carenza di regole precise per i reparti militari all’estero). Il motto del Reggimento, proprio dopo la fuga di Brindisi, acquisiva un significato quasi beffardo: “Avanti Savoia!”.
Poi è venuto il ridimensionamento brusco, nella primavera del 1975, con la eliminazione di quasi tutti i reggimenti, nella riforma delle Forze Armate. Si conservò solo il “XVII° Battaglione San Martino”, che era, in pratica, una quisquilia, ma ricopriva ancora un suo ruolo, anche economico. Quindi venne il Battaglione “Abruzzi”e la storia più recente. Si può dire di certo che è mancata la continuità fra l’inevitabile svuotamento dell’apporto economico e sociale delle Forze Armate e la industrializzazione o la crescita del terziario. Il travaso si è notato solo negli Anni Settanta, ma è stata più che altro una velleità. Oltre tutto, gli effetti sono durati molto poco, perché già alla fine del decennio a chiudere erano le industrie e non solo le caserme.
Secondo le ultime notizie dovrebbe tornare ad essere un imponente centro di smistamento della “naja”, anche se non di quella propriamente detta, legata com’era alla leva obbligatoria. La Caserma “Cesare Battisti” in Via Mazzini è tornata ad animarsi. Ora il progetto, che è stato sottoposto al Ministro della Difesa, prevede una “naja breve”, cioè : “corsi di formazione breve nell’Esercito destinati ai giovani tra 18 e 30 anni che dovranno essere in grado di praticare sport, avere un diploma e non avere né procedimenti penali in corso, né condanne. I corsi di formazione tecnico-pratici saranno un paio l’anno, come ha affermato il ministro Ignazio La Russa in una nota, e, stando ai calcoli di previsione, in tre anni saranno 15 mila i giovani che si accosteranno alle Forze Armate” riferisce il Comitato civico “No alla chiusura” della caserma, presieduto da Barbara Zarrillo.
Da parte sua il Sindaco, Fabio Federico ha comunicato di aver “scritto al Capo della Segreteria del Ministro della Difesa, Avv. Roberto Petri, per chiedere un incontro con il Ministro Ignazio La Russa, nel corso del quale intendo chiedere ufficialmente di inserire la struttura militare di Sulmona fra le sedi in cui svolgere i corsi di addestramento del progetto mini-naja. Sulmona ha dimostrato, con i fatti, di essere ben lieta della presenza dei militari, di voler mantenere viva un’ antica tradizione e non c’è alcun motivo per cui non si possa concretizzare questa proposta, considerando che la Difesa, a Sulmona possiede anche una base logistica a Fonte d’Amore e un poligono di tiro in località Marane, utilizzato da decine di reparti dell’Esercito italiano, sparsi sull’intero territorio nazionale.”
L’interessamento a livello governativo dovrebbe essere garantito anche dall’on. Paola Pelino, che ha segnalato al sottosegretario alla Difesa, on. Guido Corsetto, la necessità di un incontro affinchè si consideri Sulmona come una delle sedi in cui dare vita al progetto sperimentale, che è “molto importante ed è il segno di un dato culturale che sta cambiando: le istituzioni si avvicinano sempre di più ai giovani e sostengono le loro aspirazioni. Per questo motivo ho chiesto al Sottosegretario alla Difesa On. Guido Corsetto, un incontro per discutere sull’ effettiva possibilità di considerare Sulmona come una delle sedi in cui dare il via al progetto sperimentale.”






