E se per una volta si dimettesse Ranalli?

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NON INSIDIEREBBE IL RECORD DI CIALENTE E NOI GLI RICORDEREMMO DI REVOCARE ALL’ULTIMO GIORNO. PAROLA.

22 GENNAIO 2013 – Almeno una volta Peppino Ranalli si potrebbe dimettere. Poi, al ventesimo giorno, ritirare le dimissioni.

Magari non farlo per tre volte in quattro anni, se no diventa un circo. Ma almeno una dimissione a Sulmona spetta. Ranalli potrebbe protestare per tante cose: un cratere magari è impegnativo, basta scegliere mete a portata di mano. Per esempio un tribunale, visto che quello di Sulmona fa parte dei tribunalicchi da eliminare anche se produce per il suo territorio più sentenze di quello dell’Aquila per il suo (v. “Il tribunale dell’Aquila sentenzia meno di quello di Sulmona”, nella sezione GIUSTIZIA di questo sito) . Se fosse intraprendente e organizzato, Ranalli potrebbe dimettersi una volta per l’esclusione di Sulmona dal cratere e una volta per la soppressione del tribunale. E sarebbe sempre in credito di una. Questo sito ha degli scadenziari programmati: al diciannovesimo giorno ricordiamo noi a Ranalli di revocare le dimissioni, si accenderà un banner: “Ricordati che devi revocare”. Parola d’onore. Massimo Cialente ne ha tanti di questi aggeggi, potrebbe chiederlo anche a lui, non vorrà fare il cugino aquilano. L’essenziale è essere decisi e togliere tutte le bandiere tricolori dagli uffici cittadini, rimettendole qualche giorno prima della visita del presidente della Camera.

Reggere la scena per tanto tempo affatica, ma dalla parte sua un sindaco ha che i giornalisti non si ricordano mai perchè si era dimesso la volta precedente e, se proprio non colora le sue dimissioni con una giustificazione opposta, la cosa può durare in teoria all’infinito. Oddìo ci sono anche dei rischi a non gestire bene i mass media: prendete Stefania Pezzopane, che secondo i criteri della democrazia dovrebbe essere tornata da un po’ al lavoro che faceva prima (quale? Vabbe’ qualcosa avrà fatto). Da presidente della provincia ha avuto tutti i giornali, le televisioni e i siti web a riportare i suoi pensieri e i retropensieri e gli avanpensieri e i va’pensieri. Non si muoveva carriola che lei non esprimesse la sua valutazione, ovviamente politicamente corretta; e dava pure i voti a chi si recava a L’Aquila e non diceva o faceva quello che doveva fare o dire, tanto che Zaia, ministro, non sapendo da dove venisse tutta questa albagia, le ha rifilato una domanda di risarcimento danni per mezzo milione di euro.

Orbene, pure con questo supporto mediatico, Stefania Pezzopane non è riuscita a farsi rieleggere. Democrazia vorrebbe che lo sconfitto rimanga a casa; ma la regola, appunto, si applica allo sconfitto, non alla sconfitta. E’ una questione di impari opportunità. E sempre lei, Pezzopane, è stata ripescata come assessore comunale, fino al tram successivo che l’ha trasportata, in quanto designata, al Senato. Per questo, oggettivamente, deve avere una rabbia che la porta a dire cose spiacevoli in assemblee pubbliche e a correggere il tiro tre giorni dopo, dicendone di più spiacevoli (v. “Premiata ditta Pezzopane conglomerati bituminosi” nella sezione POLITICA di questo sito).

Ora tutte queste dimissioni non si possono pretendere da un sindaco qualsiasi; né si può pretendere da una senatrice che, in risposta alla promessa di sterminio e di asfaltatura, minacci di rendere la pariglia. Paola Pelino, sotto questo profilo, è maestra di stile. Ogni tanto sbaglia le date delle proroghe del tribunale e se è così distratta potrebbe pure chiedere la proroga per il tribunale di Roma (così poi potrà sottolineare di averla ottenuta, tanto è vero che quel tribunale è ancora aperto). Ma se Sulmona deve vivere il suo momento di gloria, almeno una volta Ranalli si può dimettere. E Paola Pelino almeno una volta si può connettere.

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