Emittenti libere, già argomento di storia

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25 NOVEMBRE 2011- Una rassegna nostalgica dei primi passi compiuti dalle emittenti private in provincia dell’Aquila è quella  di  Dante Capaldi nel volume che oggi ha presentato nella sala della Comunità Montana, su invito di

Antonio Di Bacco. Bisogna affondare l’analisi in un passato che si misura in decenni e non in anni: nel caso dell’Aquila, la prima emittente libera (così si chiamavano le spericolate stazioni a modulazione di frequenza, cioè ad onde ultracorte) risale al 1975. Il volume (il ricavato della vendita va in beneficienza) ha il titolo “La Storia delle Radio e Televisioni all’Aquila e… dintorni” ed è stampato dalle edizioni Biemme dell’Aquila. Si coniuga di tanto in tanto con i racconti dei portici del Corso, in quella atmosfera che già prima del terremoto si era definitivamente spenta perchè erano cambiati i modi del partecipare alla vita cittadina. Il caldo interesse per la prima trasmissione della tv via cavo, icasticamente rappresentato da un manifesto che annunciava lo storico avvenimento, aveva già ceduto il posto ad una certa freddezza, visto il moltiplicarsi delle emittenti subito dopo la sentenza 202 del giugno 1976 della Corte Costituzionale che proclamò in effetti la libertà di antenna.

 

Una noticina va aggiunta per la grande assente di questa carrellata “storica”. Vengono indicate nel volume le emittenti di Sulmona TV1 e Onda Tv, che peraltro sono di molto successive alla prima, fondamentale esperienza di “RGF”. E questo va detto non certo per ricordare il direttore della testata giornalistica, iscritta al Tribunale di Sulmona nel maggio 1976, quanto per non far passare inosservata la straripante bravura di un imprenditore come Giorgio Farina, vero mago dell’etere, capace di giocare con le frequenze come in una partita a poker (il nome della radio era appunto Radio Giorgio Farina). Oppure il nome di un grande animatore della RGF, come Cesare Antomarchi, dalla magnetica capacità di coinvolgere il pubblico dei più giovani. E come tanti altri, sui quali certamente questo giornale diffuso nell’insospettabile (per quel tempo) mezzo di internet e forse lo stesso Capaldi con un’altra edizione del suo libro, torneranno.