“GESTIRE” L’ALCOL COME ULISSE PER VINCERE POLIFEMO

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25 NOVEMBRE 2011 – La schiavitù dell’alcolismo, gli effetti nefasti dell’abuso di bevande alcoliche sulla salute e tutte le conseguenze sociali che l’etilismo infligge soprattutto in alcune aree geografiche possono essere evitati da un approccio alla… cultura classica, soprattutto a quella greca. L’uomo (e il ragazzo) di oggi possono conservare un rapporto sano con l’alcol se lo gestiscono come sapeva fare Ulisse, che si salvò; e come non sapeva fare Polifemo, che nell’alcol si perse.

Fascinoso paragone quello al quale ha attinto il Prof. Giovanni De Gaetano (nella foto del titolo), medico, docente di Biologia Cellulare e fondatore e primo direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano e del Consorzio Mario Negri Sud, che del contatto personale con la cultura classica conserva un particolare ricordo connesso a Sulmona, a Piazza XX Settembre, al Liceo ex gesuita dove ha studiato nel biennio ginnasiale e alla prima classe del triennio, per poi seguire la famiglia nei viaggi imposti dalla carriera del padre. A salutarlo questa sera ci sono stati  i compagni di scuola, tra i quali lo stesso presidente del Rotary, Carlo Bianchi; e poi Lello Pacifico, Pietro Tontodonato, che hanno un rapporto equilibrato con i polifenoli del Montepulciano d’Abruzzo.  “Come Ulisse sconfisse Polifemo” è stato, infatti, il titolo della sua conferenza di questa sera al Rotary, che si è snodata solo in parte sui contenuti letterari, per correre sulle linee della sperimentazione scientifica condotta, ancora e sempre, sui “cugini” topi dell’uomo, sulle porzioni di vino somministrate per verificare gli effetti sull’apparato cardio-circolatorio.

Non è vero che bere fa sempre bene: quella che i medici chiamano la curva della “protezione”, cioè degli effetti positivi per l’organismo, si volge quasi subito a descrivere le conseguenze negative  in quanto ad infarti e altri “accidenti”. E proprio una indagine compiuta nei ventuno ospedali abruzzesi alcuni anni fa ha consentito al “Mario Negri” di approfondire gli effetti dell’alcol: meno infarti se il consumo di vino è costante (ma non più di due bicchieri al giorno) rispetto a quello che succede nel nord Europa, dove il fine-settimana è occasione per bere tutto quello che non si è bevuto fino al venerdì sera, con i conseguenti sconquassi sull’aorta.

Il giusto equilibrio dei popoli mediterranei in genere, rispetto a quelli del centro e del nord Europa, sta nella abitudine del contatto con una bottiglia di vino, da ragazzi, senza proibizionismi: “Perchè il modo migliore per attrarre morbosamente i ragazzi all’alcol è proprio il vietarlo” ha messo in guardia il prof. Di Gaetano.