BROCCOLI A RAIUNO NON SI SOFFERMA SUL NOME DI BARBATO NELLE LETTERE DI PETRARCA
26 FEBBRAIO 2014 – Umberto Broccoli conduce un godibilissimo programma culturale su Radio Uno: lo arricchisce di citazioni ricercate, lo caratterizza di ambientazioni attente, soprattutto musicali, fa da vero interprete del patrimonio letterario dei Romani, nel senso che traduce con espressioni moderne quello che la “lingua morta” latina non riesce a rendere all’uomo del Duemila che il latino non ha studiato o ha studiato con superficialità.
Sulmona ha avuto la fortuna di entrare nella puntata di oggi pomeriggio: lo spunto era una bellissima lettera di Francesco Petrarca. Vi sono narrate le peripezie dell’autore del “Canzoniere”: proiettato da una parte all’altra dell’Emilia, della Romagna e della Toscana per scampare ai tragici fatti delle guerre continue, delle scaramucce o degli scontri in campo aperto. Con cuore addolorato e preso da preoccupazioni cogenti, il Petrarca, lo stesso che misurava “solo e pensoso i più deserti campi”, si confessa ad un amico, perchè in questo trova conforto. E’ una lettera del febbraio 1345, ma sembra, questa sì, scritta ieri per i contenuti che vengono da una profonda familiarità con il destinatario; e che ruotano attorno all’immortale pianeta dell’amicizia.
Poi emerge anche una circostanza che forse andava meglio approfondita: come mai, per cose così personali, Francesco Petrarca scriveva una lettera ad un amico così lontano, mentre gli avvenimenti non consentivano di indugiare, con i pericoli delle pestilenze (terribili soprattutto nel XIV secolo)? Insomma, qualcosa in più il prof. Broccoli avrebbe potuto dirlo. E invece, citando il destinatario, ha detto il nome: “Barbato da Sulmona” ed ha solo aggiunto: “Ma il nome non importa”.
Come sarebbe a dire che il nome non importa? Ci si mette pure Broccoli a sradicarci dal… cratere della letteratura, dopo quello che è stato fatto per il cratere del terremoto? Ma come: appena quattro anni dopo quella lettera si scatena il finimondo a Sulmona (v.”Un Umanista del 1300 racconta come sprofondò la terra”, nella sezione ACCADDE IERI di questo sito, con il racconto di Giovanni Quatrario della tragica scossa che gli uccise una sorella portata in braccio dalla madre) e Broccoli non si cura neppure di andare in qualche archivio per riscontrare se, almeno per buona educazione, Barbato abbia risposto alle angosce di guerre e pestilenze con le sue angosce per il terremoto? Avrà almeno detto: “Sai, Francesco, ho perso una cugina di ottavo grado nelle macerie di Sulmona”.
Oppure si poteva parlare solo dei malumori del Petrarca per l’indifferenza di Laura, e della misurazione dei più deserti campi? Peraltro, basta consultare il Dizionario Biografico della Treccani per scoprire, dalla penna di Campana, che proprio Barbato, affermato giurista in Terra di Lavoro e benvoluto a Napoli, ha acquistato terreni e case a Sulmona dopo il terremoto del 1349. Possibile che non abbia notiziato Petrarca se prevedesse una ricostruzione immediata o se, avendo soggiornato nella sua carriera a L’Aquila, aspettava i sussidi della Regina Giovanna, dopo che il Re Roberto già lo aveva beneficiato di esenzioni tributarie intervenendo proprio sulla comunità sulmonese?






