Fa una confusa ricostruzione e poi confessa di aver sparato all’orso

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19 SETTEMBRE 2014 – Un dipendente dell’Anas in pensione, abitante a Ponte d’Arce, cioè a trecento metri da dove è stato trovato una settimana fa un orso morto, ha confessato di averlo ucciso con una fucilata.

Cartello della riserva del GizioNella foto il cartello, lungo la SS17, dell’ingresso della Riserva naturale del Monte Genzana e dell’Alto Gizio, che si trova a metà strada tra la casa dell’uomo che ha confessato e il luogo nel quale l’animale è stato trovato venerdì, lungo una pista ciclabile.

Sull’uomo si erano orientate le indagini della Guardia Forestale non appena, martedì, era stato escluso l’avvelenamento per i risultati dell’autopsia. Il riconoscimento del reato commesso è avvenuto oggi mentre ad interrogare il pensionato era il sostituto Procuratore della Repubblica, dott.ssa Aura Scarsella. Ai limiti della credibilità era apparsa anche la sua versione sull’incontro con il plantigrado (v. “”Cielo, l’orsa Peppina!” e sviene”) qualche sera prima della morte: l’uomo si era recato di mattina all’ospedale per farsi diagnosticare alcune lesioni ed uno stato di ansia: le prime sarebbero state da collegare alla caduta, avvenuta la sera prima, mentre si allontanava dall’orso che era vicinissimo alla sua abitazione; l’alterazione emotiva era conseguita alla profonda impressione per aver visto l’orso che si alzava sulle zampe posteriori. Quando la Forestale ha appreso, dal veterinario che ha eseguito l’autopsia, che il ferimento dell’orso coincide con buona approssimazione con quelle ore, le verifiche si sono fatte più stringenti e alla fine è giunta la confessione, per un reato che prevede una sanzione molto contenuta.

Si è realizzata la prima delle ipotesi che nell’ultimo dialogo surreale di un orso con un allevatore (nella sezione CULTURA di questo sito) era stata formulata dal plantigrado imbattutosi nell’uomo mentre cercava di sfamarsi con polli e tacchini.