Felice auspicio sul campanile a trenta giorni dalle elezioni

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Un arcobaleno dal luogo dove il sole va a dormire al campanile dell’Annunziata

FORSE POTRA’ GIUNGERE LA RINASCITA DELLA CITTA’ CHE SI LIBERA DA D’ALFONSO, PELINO, CHIAVAROLI, GEROSOLIMO

3 FEBBRAIO 2018 – Mentre la Valle Peligna diventa una pattumiera per scelta dei politici che qui concentrano l’immondizia di Roma, dell’Aquila, nonchè i fanghi venefici del porto-canale di Pescara; ma anche per volontà di chi vi ha collocato capannoni pieni di scarichi di vario genere, compresi i pneumatici che di tanto in tanto si bruciano e rilasciano diossina; ed anche per volontà di chi, come D’Alfonso e Gerosolimo, non è neanche andato alla riunione del Governo il 22 dicembre scorso quando si doveva decidere la collocazione della centrale di spinta del metanodotto (e vi ha mandato il vice. presidente della giunta regionale, Giovanni Lolli, autentico asino tra i suoni e per giunta menefreghista assoluto in quanto non si trattava di difendere L’Aquila che per lui “sta prima di tutto”); mentre tutto questo accade, un radioso arcobaleno ha collegato il campanile dell’Annunziata al luogo del tramonto. Potrebbe essere letto come il tragitto di questa città, dal tramonto alla sua vera rinascita per giungere alla essenza della sua storia e della sua arte.

E’ un segno beneaugurante, nel giorno della Candelora, quando si dice che “dall’inverno siamo fora”. Per uscire dalla decadenza sancita da questi personaggetti occorre aiutarsi, non lasciare che facciano tutto gli altri, non si sa chi: dunque votare e, perciò, non votare per Forza Italia, Pd, civismi vari. Dare un voto-contro, per mandare a casa D’Alfonso, Pelino, Chiavaroli , lo stesso Gerosolimo, che potrebbe essere rottamato insieme alla giunta per la dimissioni di D’Alfonso, e gli altri che adesso neanche ricordiamo, vista la loro uguale mediocrità e visti i programmi di panciafichismo che li animano. Il panciafichismo, lo spieghiamo a lor signori, visto come parlano e scrivono, era l’atteggiamento politico di una certa sinistra italiana, soprattutto socialista, teso a “serbar la pancia per i fichi”, cioè a giovarsi della più bieca materialità, lontana da stimoli politici spirituali.