Gasdotto: pericoli, sospetti e proteste

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Impianto_gas_2Il coordinamento dei comitati non si fida delle assicurazioni della Snam

“Anche la BP aveva rassicurato tutto e tutti circa le proprie azzardate previsione nel Golfo del Messico, con i risultati che conosciamo e con le consuete difficoltà ad accollare per intero la responsabilità a chi, pur avendole, dispone anche di mezzi imponenti per difendersi”. E’ questo la sintesi più profonda della articolata posizione che il “Coordinamento interregionale anti gasdotto” ha assunto nelle ultime ore, in presenza, fa rilevare, di un massiccio intervento mediatico della SNAM, del gruppo ENI. In sostanza, quello che i “Comitati” prospettano riguarda due fronti: la possibilità di controllare fino in fondo l’opera sotto il profilo ecologico e in un territorio sismico del massimo livello di rischio e, sotto l’altro profilo, l’influenza di una continua emissione dei residui del “pompaggio” nell’ecosistema di Sulmona e (anche) delle zone del Parco nazionale della Majella.

Sul fronte ecologico ora anche 200 medici e operatori sanitari della Valle Peligna hanno prospettato una “tappezzatura” della città con manifesti per i rischi sanitari a causa della conformazione orografica della zona con basso ricambio di aria.

Sul fatto, poi, che la Snam abbia riferito della previsione di “Enel” e “British gas” di “immettere nella rete 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno” il “Coordinamento” individua il primo segno di una destinazione di gas non per l’industria abruzzese e probabilmente neanche per quella italiana, ma per quella di altri Paesi, cosicchè la costruzione dell’impianto sarebbe strumentale ad altri sviluppi e ad altre ricchezze. “Attualmente – sottolinea il coordinamento – il fabbisogno di gas in Italia è di circa 85 miliardi di metri cubi l’anno (nel 2010 il consumo è stato di 82,8), mentre le infrastrutture di trasporto esistenti hanno una capacità ben superiore : 107 miliardi annui. Si stima che tra dieci anni il fabbisogno potrà essere di 110 miliardi, ma se alla infrastrutture esistenti sommiamo i metanodotti e i rigassificatori in progetto, si arriverà, nel 2020, ad una disponibilità di gas di almeno 230 miliardi di metri cubi l’anno e cioè più del doppio del consumo italiano previsto”. Da qui si evince che l’obiettivo della SNAM è quello dell’”hub”, cioè della rivendita del gas a paesi terzi, in particolare il centro Europa, come ha riferito l’amministratore delegato della società al “Sole 24 ore” del 28 marzo 2010. “Altro che maggiore “flessibilità e approvvigionamento delle reti regionali e comunali”! Si vuol fare dell’Italia un centro per lo stoccaggio e per la commercializzazione del  gas, con enormi guadagni per Snam e soci” incalzano i “Comitati”

Ulteriori critiche vengono formulate alla scelta di deviare il percorso del gasdotto, che prima avrebbe dovuto interessare la costa e che viene arretrato sulla “dorsale appenninica” a causa di “non meglio definite criticità geologiche ed ambientali e per l’elevata urbanizzazione della linea di costa”. La scelta, invece, sarebbe dovuta all’economia ricavabile dai minori costi di costituzione delle servitù di passaggio e all’uso di un tratto del “Transmed”, cioè il metanodotto Campochiaro-Sulmona già costruito.

La Snam nei giorni scorsi aveva fatto rilevare l’assoluta innocuità dell’impianto, sottolineando come “lo studio di impatto ambientale che ricomprende comunque la valutazione dell’incidenza dell’opera nei confronti delle aree protette limitrofe all’area, ha dimostrato che gli effetti della realizzazione e dell’esercizio dell’impianto sulle aree Sic e Zps sono trascurabili”; ha anche posto in risalto che “il gas utilizzato, così come l’aria comburente, sono filtrati prima dell’ingresso in camera di combustione” e che l’area di “Case Pente” per la centrale di compressione (esterna ai Parchi) è stata scelta perchè limitrofa ai metanodotti già esistenti.